
Chirurgia refrattiva: la nostra lezione all’Università di Padova
Il 28 settembre i Dott. Massimo e Umberto Camellin hanno tenuto agli specializzandi di Padova una lezione su PRK, FemtoLASIK, KLEX, ICL e PTK.
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Il laser corregge la cornea, ma non blocca il tempo. Vediamo quando e perché possono comparire variazioni refrattive.
Una delle domande che vengono poste più frequentemente durante i controlli è se il risultato della chirurgia refrattiva possa modificarsi nel tempo.
Si tratta di un dubbio comprensibile, soprattutto nei pazienti operati molti anni prima che, con il passare del tempo, notano una lieve riduzione della qualità visiva o la ricomparsa di un modesto difetto refrattivo.
La risposta, tuttavia, richiede alcune precisazioni.
La comparsa di una lieve miopia dopo anni dall'intervento non significa necessariamente che il trattamento abbia perso la propria efficacia. Con il termine "regressione" vengono infatti spesso indicate situazioni molto diverse tra loro, che hanno meccanismi e significato clinico differenti.
Comprendere questa distinzione è fondamentale per interpretare correttamente ciò che accade nel tempo.
La chirurgia refrattiva mediante laser ad eccimeri corregge il difetto visivo modificando la curvatura della cornea. L'intervento non agisce invece sulla lunghezza del bulbo oculare, che rappresenta uno dei principali fattori responsabili della miopia, soprattutto nelle forme medio-elevate.
Questo significa che, se un paziente presenta una predisposizione alla progressione della miopia, l'occhio può continuare lentamente ad aumentare la propria lunghezza anche dopo un trattamento refrattivo perfettamente eseguito.
In queste circostanze non si tratta di un fallimento dell'intervento, bensì della naturale evoluzione anatomica dell'occhio.
È un concetto importante, perché permette di distinguere la progressione della miopia dalla reale regressione del trattamento laser.
La vera regressione refrattiva è un fenomeno differente.
Dopo il trattamento laser la cornea va incontro ai normali processi biologici di guarigione. Durante questa fase possono verificarsi modesti fenomeni di rimodellamento epiteliale e stromale che determinano una lieve tendenza verso il difetto refrattivo originario.
Questo fenomeno è generalmente più frequente nelle correzioni elevate, nei trattamenti prossimi ai limiti biomeccanici della cornea e nelle tecnologie utilizzate molti anni fa.
L'evoluzione dei profili di ablazione, dei sistemi di eye-tracking e della personalizzazione del trattamento ha ridotto in maniera significativa l'incidenza delle regressioni clinicamente rilevanti rispetto al passato.
Una lieve variazione refrattiva comparsa dopo molti anni non rappresenta necessariamente un motivo di preoccupazione. In numerosi pazienti il difetto residuo è minimo e non interferisce in modo significativo con le normali attività quotidiane.
Meritano invece un approfondimento specialistico le situazioni nelle quali si osserva una progressione continua della miopia, un peggioramento rapido della qualità visiva, la comparsa di un astigmatismo irregolare oppure sintomi che non trovano una spiegazione nel semplice difetto refrattivo.
In questi casi è opportuno eseguire una nuova visita completa per identificare l'origine del problema e valutare le possibili opzioni terapeutiche.
Quando il difetto refrattivo residuo è stabile, clinicamente significativo e le caratteristiche della cornea lo consentono, può essere presa in considerazione l'esecuzione di un trattamento di perfezionamento, comunemente definito enhancement.
La possibilità di eseguire un ritocco dipende tuttavia da numerosi fattori, tra cui lo spessore corneale residuo, la stabilità del difetto refrattivo, il tipo di intervento eseguito in precedenza e le condizioni generali dell'occhio.
Per questo motivo la chirurgia refrattiva moderna tende a privilegiare trattamenti che rispettino sempre adeguati margini di sicurezza biomeccanica, preservando, quando possibile, future possibilità terapeutiche.
La chirurgia refrattiva offre risultati estremamente stabili nella grande maggioranza dei pazienti correttamente selezionati.
Ciò non significa che l'occhio rimanga immutato nel corso della vita. L'apparato visivo continua infatti ad andare incontro ai normali cambiamenti legati all'età, come l'insorgenza della presbiopia o, più avanti negli anni, della cataratta. Allo stesso modo, nei soggetti predisposti, possono verificarsi lievi modificazioni refrattive indipendenti dal trattamento eseguito.
Per questo motivo, la comparsa di una modesta miopia dopo molti anni non deve essere automaticamente interpretata come una regressione del laser.
Le moderne tecniche di chirurgia refrattiva garantiscono oggi risultati estremamente stabili e prevedibili nel tempo. Quando si osserva una variazione della refrazione è fondamentale comprenderne l'origine, distinguendo una reale regressione corneale dalla naturale evoluzione dell'occhio o dai cambiamenti fisiologici legati all'età.
Una valutazione specialistica accurata consente nella maggior parte dei casi di identificare la causa del cambiamento visivo e, quando indicato, di proporre la soluzione terapeutica più appropriata.

Scritto da
Massimo Camellin
Direttore Sanitario, Medico Chirurgo Specialista in Oftalmologia
Fondatore di SEKAL e punto di riferimento internazionale nella chirurgia refrattiva, il Dr. Camellin è l'inventore della tecnica LASEK e del sistema di lenti intraoculari Camellens. Con decenni di ricerca e migliaia di interventi all'attivo, coordina personalmente i protocolli clinici del centro, garantendo i più alti standard di sicurezza e innovazione.
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