
Astigmatismo e laser: sfatiamo un falso mito.
L’astigmatismo è considerato da molti un ostacolo alla chirurgia laser. In realtà la tecnologia moderna ha cambiato completamente questo scenario.
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Il laser corregge la cornea, ma non blocca il tempo. Vediamo quando e perché possono comparire variazioni refrattive.
“Dottore, mi sono operato dieci anni fa e adesso vedo di nuovo leggermente sfocato. Significa che il laser non ha funzionato?” È una situazione che può capitare.
E spesso genera molta preoccupazione, perché molti pazienti immaginano la chirurgia refrattiva come un evento “definitivo”, immutabile nel tempo.
La realtà è più interessante.
La prima cosa da chiarire è che non tutte le miopie che compaiono dopo il laser sono uguali.
E soprattutto, non tutte dipendono dal trattamento eseguito anni prima.
Immaginiamo due pazienti.
Il primo viene operato a 28 anni per una miopia di -3 diottrie. Dopo quindici anni sviluppa una lieve miopia di -0,50 diottrie.
Il secondo viene operato a 23 anni per una miopia di -9 diottrie e, nel giro di alcuni anni, presenta un peggioramento progressivo del difetto visivo.
A prima vista potrebbe sembrare la stessa situazione.
In realtà si tratta di fenomeni completamente diversi.
Nel primo caso potremmo trovarci di fronte a una minima variazione refrattiva, spesso clinicamente poco rilevante.
Nel secondo caso, invece, è possibile che l’occhio abbia continuato ad allungarsi nel tempo.
Ed è proprio qui che entra in gioco un concetto fondamentale.
La miopia nasce quando il sistema ottico dell’occhio non riesce a mettere perfettamente a fuoco le immagini sulla retina.
Nelle miopie più elevate, uno dei principali responsabili è l’aumento della lunghezza assiale, cioè la distanza tra la cornea e la retina.
La chirurgia refrattiva laser agisce sulla cornea. Non accorcia il bulbo oculare.
Se quindi un paziente possiede una predisposizione biologica alla progressione miopica, soprattutto nelle forme elevate, l’occhio può continuare lentamente ad allungarsi anche dopo l’intervento.
In questi casi il laser non ha “smesso di funzionare”.
L’occhio ha semplicemente continuato la propria evoluzione naturale.
Sì.
Ma è generalmente diversa da ciò che i pazienti immaginano.
La regressione refrattiva vera è legata alla risposta biologica della cornea.
Durante il processo di guarigione possono verificarsi piccoli fenomeni di rimodellamento epiteliale e stromale che determinano una lieve tendenza verso il difetto originario.
Questo fenomeno tende ad essere più frequente:
Fortunatamente, grazie ai profili di ablazione attuali, la regressione clinicamente significativa è diventata molto meno frequente rispetto al passato.
La comparsa di una lieve miopia di -0,25 o -0,50 diottrie dopo molti anni non rappresenta necessariamente un problema.
Molti pazienti continuano a svolgere tutte le normali attività senza alcuna difficoltà.
Situazioni diverse meritano invece una valutazione specialistica approfondita.
Ad esempio:
In moltissimi casi sì.
Quando il paziente presenta un residuo refrattivo stabile, sintomatico e clinicamente significativo, può essere presa in considerazione la possibilità di un enhancement.
Ed è proprio per questo che nella chirurgia refrattiva moderna si tende a non spingere mai una tecnica oltre i propri limiti.
Conservare una buona quantità di tessuto corneale significa mantenere aperte maggiori possibilità terapeutiche anche nel futuro.
La risposta più corretta è questa. Può comparire una lieve variazione refrattiva nel tempo.
A volte si tratta di una minima regressione corneale. Altre volte l’occhio ha continuato lentamente ad allungarsi.
Altre ancora il paziente sta semplicemente entrando nell’età della presbiopia e attribuisce al laser un cambiamento che in realtà riguarda il cristallino.
Perché nella grande maggioranza dei pazienti correttamente selezionati, il risultato della chirurgia refrattiva rimane stabile e soddisfacente per moltissimi anni.

Scritto da
Umberto CamellinMedico Chirurgo Oculista
Il Dott. Umberto Camellin è un chirurgo oculista con attività clinica e chirurgica nell’ambito della cataratta e della chirurgia refrattiva, con particolare attenzione alla personalizzazione del risultato e alla gestione dei casi complessi, come le cornee irregolari e il cheratocono. Accanto alla pratica clinica, si occupa di ricerca applicata con un interesse specifico per la biometria avanzata, l’analisi pupillometrica e corneale, la statistica inferenziale e il machine learning. È autore di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e partecipa regolarmente come relatore a congressi nazionali e internazionali. Svolge la sua attività presso SEKAL Microchirurgia e presso l’Ospedale Mater Salutis di Legnago, seguendo il paziente dalla diagnosi al trattamento chirurgico.
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