
Il laser agli occhi può sbagliare? Quanto è preciso oggi
Il laser agli occhi è molto preciso, ma il risultato dipende anche da diagnosi, pianificazione e risposta biologica della cornea.
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L’astigmatismo è considerato da molti un ostacolo alla chirurgia laser. In realtà la tecnologia moderna ha cambiato completamente questo scenario.
Ci sono idee che sembrano non invecchiare mai. Continuano a circolare per anni, passano da una persona all’altra, vengono ripetute così tante volte da trasformarsi in certezze e, a un certo punto, nessuno si chiede più se siano ancora vere. Succede nella vita di tutti i giorni, succede nella medicina e succede anche nella chirurgia refrattiva. Tra tutte le convinzioni che incontro durante le visite, ce n’è una che probabilmente merita il primo posto: “Io il laser non posso farlo perché ho l’astigmatismo.”
La cosa curiosa è che chi lo dice è quasi sempre convinto di aver già ricevuto una risposta definitiva. Non sta facendo una domanda, sta semplicemente riportando qualcosa che ha sentito anni prima. Qualcuno glielo ha detto durante una visita, qualcun altro lo ha letto su Internet, altri ancora ricordano il racconto di un amico operato molto tempo fa. Alla fine nessuno sa più da dove sia nata quella convinzione, ma tutti sono certi che sia corretta.
Eppure la realtà, oggi, è molto diversa.
Per capire perché questo falso mito continui a sopravvivere bisogna fare un piccolo salto indietro nel tempo. Quando i primi laser ad eccimeri iniziarono a essere utilizzati per correggere i difetti visivi, rappresentarono una delle più grandi rivoluzioni dell’oftalmologia moderna. Per la prima volta era possibile modificare la forma della cornea con una precisione mai raggiunta prima, riducendo o eliminando la dipendenza dagli occhiali. Era una tecnologia straordinaria, ma inevitabilmente ancora giovane. I computer avevano una potenza infinitamente inferiore a quella di oggi, i sistemi di inseguimento dell’occhio erano meno sofisticati e la programmazione del trattamento era molto più semplice rispetto agli standard attuali.
In quel contesto correggere una miopia era relativamente lineare. Correggere un astigmatismo, invece, richiedeva una precisione molto maggiore. Bastavano piccole rotazioni dell’occhio durante il trattamento o una pianificazione non perfettamente personalizzata per ridurre la qualità del risultato. Era quindi comprensibile che molti chirurghi fossero prudenti e che, in alcuni casi, preferissero non trattare astigmatismi particolarmente complessi.
Quel consiglio, però, è rimasto fermo nel tempo. La tecnologia, invece, no.
Oggi continuiamo a incontrare pazienti che giudicano la chirurgia refrattiva moderna sulla base di informazioni nate quando internet arrivava attraverso un modem rumoroso e gli smartphone semplicemente non esistevano.
Prima di capire perché oggi il laser corregge l’astigmatismo con risultati estremamente elevati, però, vale la pena chiarire una domanda che sembra banale ma che in realtà è fondamentale: che cos’è davvero l’astigmatismo?
Sorprendentemente, la maggior parte delle persone non lo sa.
Dobbiamo immaginare la cornea come la lente più importante di una macchina fotografica. Tutta la luce che entra nell’occhio attraversa questa struttura trasparente e viene indirizzata verso la retina. Se la sua superficie è perfettamente regolare, i raggi luminosi convergono nello stesso punto e l’immagine appare nitida. Se invece la curvatura cambia leggermente da una direzione all’altra, la luce non riesce più a concentrarsi in un unico punto e la qualità dell’immagine diminuisce.
È esattamente questo l’astigmatismo.
Non è una malattia e non significa che l’occhio sia “rovinato”. Significa semplicemente che la cornea, invece di avere una curvatura uniforme, presenta una forma leggermente diversa nei vari meridiani. Una differenza spesso piccolissima, ma sufficiente a modificare il modo in cui la luce viene focalizzata.
Per questo motivo molte persone non descrivono una vista semplicemente sfocata. Raccontano qualcosa di diverso. Dicono che le immagini sembrano perdere contrasto, che le luci notturne producono piccoli aloni, che alcune lettere sembrano quasi sovrapporsi. È una sensazione difficile da spiegare, ma molto caratteristica.
Ed è proprio quella particolare forma della cornea che il laser va a correggere.
Qui nasce un altro equivoco che merita di essere chiarito. Molti immaginano che il laser elimini le diottrie come se cancellasse un numero dalla prescrizione degli occhiali. In realtà il suo lavoro è completamente diverso. Il laser non corregge una gradazione. Corregge una geometria.
Ogni impulso rimuove una quantità microscopica di tessuto corneale, nell’ordine dei micron, rimodellando progressivamente la superficie affinché la luce possa tornare a concentrarsi correttamente sulla retina. È un lavoro di estrema precisione, molto più simile a quello di uno scultore che modella il marmo togliendo materiale dove serve piuttosto che a quello di una macchina che esegue automaticamente un programma.
Ed è proprio qui che l’astigmatismo rappresenta una sfida più complessa rispetto alla semplice miopia. Non basta modificare uniformemente la curvatura della cornea; bisogna intervenire seguendo assi estremamente precisi, rispettando la geometria naturale dell’occhio e tenendo conto di caratteristiche che cambiano da paziente a paziente. È per questo motivo che negli ultimi vent’anni la ricerca si è concentrata soprattutto sul perfezionamento degli algoritmi di trattamento, dei sistemi di eye-tracking e della personalizzazione della chirurgia.
Oggi il laser non si limita più a seguire la prescrizione degli occhiali. Prima dell’intervento analizziamo la topografia e la tomografia corneale, studiamo le aberrazioni ottiche, valutiamo la stabilità del difetto e programmiamo un trattamento costruito sulle caratteristiche specifiche di quell’occhio. In altre parole, non trattiamo più semplicemente un astigmatismo: trattiamo la cornea di quel paziente.
Una review pubblicata nel Journal of Refractive Surgery nel 2025 ha riassunto molto bene questa evoluzione. Gli autori evidenziano come i moderni profili di ablazione consentano oggi di ottenere risultati estremamente elevati in termini di sicurezza, efficacia e prevedibilità, soprattutto quando il trattamento viene personalizzato, viene rispettata la geometria postoperatoria della cornea e vengono compensate correttamente le piccole rotazioni dell’occhio durante l’intervento. È un concetto importante, perché dimostra come il successo della chirurgia non dipenda più soltanto dal laser, ma dall’integrazione tra diagnostica avanzata, pianificazione personalizzata ed esperienza del chirurgo.
Arrivati a questo punto, probabilmente la domanda che molti si stanno facendo è molto semplice: se oggi la tecnologia è così evoluta, significa che chiunque abbia un astigmatismo possa sottoporsi al laser?
La risposta è no.
Ed è importante dirlo con chiarezza, perché sostituire un falso mito con un altro sarebbe un errore ancora più grande.
L’astigmatismo, nella maggior parte dei casi, non rappresenta una controindicazione alla chirurgia refrattiva. Il vero punto è un altro: capire perché quell’astigmatismo esiste.
Può sembrare un dettaglio, ma cambia completamente il ragionamento.
Nella maggior parte delle persone l’astigmatismo è semplicemente un difetto refrattivo legato alla forma della cornea e può essere corretto con risultati estremamente soddisfacenti. In altre situazioni, invece, può essere il segnale di una patologia corneale, come il cheratocono, oppure la conseguenza di un trauma, di una cicatrice o di un precedente intervento chirurgico. In questi casi il problema non è il numero scritto sulla prescrizione degli occhiali, ma la salute della cornea.
Ed è proprio questo il motivo per cui una visita refrattiva non consiste nel leggere una gradazione.
Durante la valutazione analizziamo lo spessore corneale, la topografia, la tomografia, la qualità del film lacrimale, le aberrazioni ottiche, la stabilità del difetto e molti altri parametri che permettono di capire se quella cornea possa essere trattata in sicurezza. È un percorso diagnostico che negli ultimi anni è diventato sempre più sofisticato e che ha trasformato la chirurgia refrattiva in una disciplina profondamente personalizzata.
In altre parole, la domanda che dovremmo porci non è “ho l’astigmatismo?”, ma “la mia cornea è adatta a un trattamento laser?”
È una differenza sostanziale.
Negli ultimi anni la letteratura scientifica ha confermato ciò che molti chirurghi refrattivi osservano quotidianamente nella pratica clinica. I moderni sistemi laser permettono di correggere l’astigmatismo con un livello di precisione impensabile fino a pochi decenni fa, grazie all’integrazione di eye-tracking ad alta frequenza, riconoscimento dell’iride, compensazione automatica della ciclotorsione e profili di ablazione sempre più personalizzati.
Una delle conclusioni più interessanti della review pubblicata nel 2025 sul Journal of Refractive Surgery è che oggi il risultato non dipende soltanto dal laser, ma dalla capacità di integrare tutte le informazioni raccolte durante la visita: la refrazione soggettiva, la topografia corneale, le aberrazioni ottiche e la reale geometria della cornea. È questo approccio che permette di ottenere trattamenti più prevedibili e una qualità visiva sempre migliore.
Anche le tecnologie wavefront-guided, sviluppate per personalizzare ulteriormente la chirurgia refrattiva, hanno dimostrato di migliorare non solo la precisione della correzione dell’astigmatismo, ma anche la qualità della visione, riducendo disturbi come aloni, abbagliamento e difficoltà nella guida notturna.
Il messaggio è chiaro: la chirurgia refrattiva del 2026 non è semplicemente una versione aggiornata di quella degli anni Novanta. È una disciplina completamente diversa.
Se c’è un concetto che vorrei lasciarvi dopo aver letto questo articolo è molto semplice.
Non escludetevi da soli.
Se qualcuno vi ha detto molti anni fa che il laser non era indicato perché avevate l’astigmatismo, non significa che quella risposta fosse sbagliata. Probabilmente era la risposta più prudente con le tecnologie disponibili in quel momento.
Oggi, però, il panorama è profondamente cambiato.
Per questo motivo vale la pena sottoporsi a una nuova valutazione presso un centro specializzato in chirurgia refrattiva, dove una diagnostica moderna permette di studiare la cornea in modo estremamente dettagliato e di capire quale sia realmente la soluzione migliore.
Perché, nella maggior parte dei casi, il problema non è mai stato l’astigmatismo.
Il problema era cercare di correggerlo con strumenti che appartengono ormai al passato.
Oggi la domanda non è più “il laser corregge l’astigmatismo?”
La domanda giusta è un’altra.
La vostra cornea è adatta alla chirurgia refrattiva?
Ed è una risposta che nessun forum, nessun social network e nessun ricordo di trent’anni fa potranno mai darvi. Serve una visita completa, un’analisi accurata e una valutazione personalizzata. Solo così è possibile capire se il laser rappresenti davvero la scelta migliore per i vostri occhi.

Scritto da
Umberto CamellinMedico Chirurgo Oculista
Il Dott. Umberto Camellin è un chirurgo oculista con attività clinica e chirurgica nell’ambito della cataratta e della chirurgia refrattiva, con particolare attenzione alla personalizzazione del risultato e alla gestione dei casi complessi, come le cornee irregolari e il cheratocono. Accanto alla pratica clinica, si occupa di ricerca applicata con un interesse specifico per la biometria avanzata, l’analisi pupillometrica e corneale, la statistica inferenziale e il machine learning. È autore di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e partecipa regolarmente come relatore a congressi nazionali e internazionali. Svolge la sua attività presso SEKAL Microchirurgia e presso l’Ospedale Mater Salutis di Legnago, seguendo il paziente dalla diagnosi al trattamento chirurgico.
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