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Il laser agli occhi può causare aloni notturni? La verità senza allarmismi

·6 min di lettura·Livello: 🟡 Intermedio·di Umberto Camellin
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Il laser agli occhi può causare aloni notturni? Scopri il ruolo della pupilla, della zona ottica e delle tecniche moderne.

Quando si parla di chirurgia refrattiva, una delle paure più diffuse riguarda la guida notturna.

“Vedrò gli aloni intorno ai fari?”

“Riuscirò a guidare di notte?”

“Il laser peggiora la qualità della visione notturna?”

Sono domande assolutamente legittime. E meritano una risposta onesta, senza minimizzare il problema ma senza creare inutili allarmismi.

La verità è che gli aloni notturni possono comparire dopo un intervento di chirurgia refrattiva, ma il motivo è molto più complesso di quanto spesso venga raccontato online.

E soprattutto: oggi sappiamo molto meglio come prevenirli.

Cosa sono realmente halos e glare?

Con il termine halos si indicano gli aloni luminosi che alcune persone percepiscono attorno alle sorgenti di luce, soprattutto nelle condizioni di scarsa illuminazione.

I glare, invece, sono fenomeni di abbagliamento che riducono il contrasto e rendono più difficoltosa la visione, in particolare durante la guida notturna.

Esistono poi gli starburst, cioè la percezione di raggi luminosi che si irradiano dalle sorgenti luminose.

È importante sapere che questi fenomeni non sono esclusivi della chirurgia refrattiva. Possono essere presenti anche in occhi mai operati, soprattutto in presenza di cataratta iniziale, irregolarità corneali o difetti refrattivi elevati.

La domanda corretta, quindi, non è se il laser possa provocare aloni.

La vera domanda è: perché alcune persone li sviluppano e altre no?

La pupilla: la protagonista nascosta della visione notturna

Di giorno la nostra pupilla tende a restringersi. Al buio, invece, si dilata per consentire l’ingresso di una maggiore quantità di luce. Ed è proprio qui che nasce il problema.

Quando la pupilla diventa molto ampia, i raggi luminosi attraversano anche le porzioni più periferiche della cornea, dove la qualità ottica può essere diversa rispetto alla zona centrale.

Se l’area corneale trattata dal laser non è sufficientemente ampia o se la qualità ottica periferica risulta alterata, possono comparire disturbi visivi notturni.

Per questo motivo la pupillometria scotopica, cioè la misurazione del diametro pupillare in condizioni di buio, rappresenta ancora oggi un elemento importante della valutazione preoperatoria.

La dimensione della zona ottica conta davvero?

La risposta è sì. Negli anni Novanta e nei primi anni Duemila, per correggere miopie elevate si utilizzavano spesso zone ottiche relativamente piccole. La pupillometria non era un esame di routine.

Questo permetteva di risparmiare tessuto corneale, ma aumentava il rischio che la pupilla, dilatandosi al buio, superasse i limiti della zona trattata.

Il risultato poteva essere la comparsa di aloni, glare e riduzione della qualità visiva notturna. Oggi la situazione è profondamente cambiata.

I moderni profili di ablazione consentono di utilizzare zone ottiche più ampie e più asferiche, progettate proprio per ridurre le aberrazioni di alto ordine responsabili di molti disturbi visivi.

La zona ottica programmata non è sempre quella realmente ottenuta

Uno dei concetti più interessanti introdotti negli anni è quello di zona ottica funzionale.

In altre parole, la zona ottica impostata sul computer del laser non coincide necessariamente con quella effettivamente utilizzata dall’occhio per garantire una buona qualità visiva.

Il Dott. Massimo Camellin ha contribuito a sottolineare l’importanza di questo aspetto, evidenziando come la vera qualità della visione dipenda dall’interazione tra pupilla, cornea e zona ottica effettivamente funzionale.

Questo significa che non basta semplicemente scegliere una determinata tecnica chirurgica.

È fondamentale progettare il trattamento tenendo conto delle caratteristiche specifiche di ogni paziente.

Tutte le tecniche hanno lo stesso rischio?

No.

La PhotoRefractive Keratectomy (PRK), la Femtosecond Laser-Assisted In Situ Keratomileusis (FemtoLASIK) e le procedure appartenenti alla famiglia della Kerato Lenticule Extraction (KLEX), come Small Incision Lenticule Extraction (SMILE), SmartSight e Smooth Incision Lenticule Keratomileusis (SILK), presentano caratteristiche differenti.

Tuttavia il rischio di disturbi visivi notturni non dipende esclusivamente dalla tecnica utilizzata.

Contano molto di più fattori come il diametro pupillare, la correzione refrattiva necessaria, la presenza di aberrazioni preesistenti e la qualità della pianificazione chirurgica. In altre parole, non esiste una tecnica completamente immune da questi fenomeni.

Gli aloni dopo il laser sono normali?

Nelle prime settimane dopo l’intervento è relativamente frequente percepire qualche alone o un lieve peggioramento della qualità visiva notturna.

La cornea sta guarendo, il film lacrimale si sta stabilizzando e il sistema visivo sta adattandosi alla nuova situazione refrattiva.

Nella maggior parte dei casi questi sintomi tendono a ridursi progressivamente nel corso dei mesi.

È proprio per questo motivo che i controlli postoperatori sono fondamentali.

Quando bisogna approfondire?

Se i disturbi visivi persistono nel tempo, peggiorano o compromettono significativamente le attività quotidiane, è opportuno eseguire una rivalutazione specialistica.

L’analisi della topografia corneale, del film lacrimale, delle aberrazioni corneali e delle dimensioni pupillari può aiutare a comprendere le cause del problema e a individuare eventuali strategie terapeutiche.

Fortunatamente, grazie alla selezione preoperatoria moderna, le situazioni realmente invalidanti sono diventate molto meno frequenti rispetto al passato.

Sarà possibile in determinati casi poter reintervenire allargando la zona ottica del pregresso intervento laser con uno nuovo, questa volta “customizzando” il trattamento sulla cornea del singolo paziente.

La vera domanda

Molti pazienti chiedono: “Dottore, avrò gli aloni?”

La domanda più utile, però, dovrebbe essere un’altra:

“I miei occhi sono stati studiati nel modo corretto?”

Perché gli aloni notturni non dipendono semplicemente dal fatto di aver fatto il laser agli occhi.

Dipendono dal rapporto tra la pupilla del paziente, la zona ottica funzionale realmente ottenuta e la qualità del progetto chirurgico.

La buona notizia è che oggi comprendiamo questi meccanismi molto meglio rispetto al passato.

E proprio questa conoscenza ci permette di ridurre il rischio di disturbi visivi e di offrire ai pazienti aspettative più realistiche e risultati migliori.

La chirurgia refrattiva moderna non consiste soltanto nel togliere gli occhiali.

Consiste nel progettare la migliore qualità visiva possibile, di giorno e di notte.

Bibliografia

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Umberto Camellin

Scritto da

Umberto Camellin

Medico Chirurgo Oculista

Il Dott. Umberto Camellin è un chirurgo oculista con attività clinica e chirurgica nell’ambito della cataratta e della chirurgia refrattiva, con particolare attenzione alla personalizzazione del risultato e alla gestione dei casi complessi, come le cornee irregolari e il cheratocono. Accanto alla pratica clinica, si occupa di ricerca applicata con un interesse specifico per la biometria avanzata, l’analisi pupillometrica e corneale, la statistica inferenziale e il machine learning. È autore di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e partecipa regolarmente come relatore a congressi nazionali e internazionali. Svolge la sua attività presso SEKAL Microchirurgia e presso l’Ospedale Mater Salutis di Legnago, seguendo il paziente dalla diagnosi al trattamento chirurgico.

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