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Lente multifocale dopo la cataratta: è possibile anche se siete già stati operati?

·6 min di lettura·Livello: 🟢 Base·di Massimo Camellin
vista dopo cataratta

Dopo la cataratta è ancora possibile migliorare la vista? In casi selezionati una lente addizionale può correggere difetti residui e ridurre gli occhiali.

L'intervento di cataratta rappresenta oggi una delle procedure chirurgiche con i più elevati livelli di efficacia e sicurezza in medicina. Nella maggior parte dei casi consente di ripristinare una buona qualità visiva e di migliorare significativamente la qualità della vita del paziente. Tuttavia, è importante ricordare che il successo tecnico dell'intervento non coincide sempre con il raggiungimento del risultato refrattivo ideale o con la completa soddisfazione delle esigenze visive individuali.

Può infatti accadere che, nonostante un intervento perfettamente riuscito, rimanga un lieve difetto refrattivo oppure che, con il trascorrere del tempo, il paziente sviluppi nuove necessità, come il desiderio di ridurre la dipendenza dagli occhiali anche per la visione da vicino.

Fino a pochi anni fa le possibilità terapeutiche erano limitate. Oggi, grazie all'evoluzione delle lenti intraoculari e delle tecniche chirurgiche, disponiamo di soluzioni che consentono, in casi accuratamente selezionati, di perfezionare il risultato ottenuto durante il primo intervento senza dover rimuovere la lente già impiantata.

Tra queste rivestono un ruolo sempre più importante le lenti intraoculari addizionali da solco, progettate specificamente per essere impiantate davanti alla lente primaria e sviluppate con l'obiettivo di correggere difetti refrattivi residui oppure ampliare le prestazioni visive dell'occhio operato.

Quando un intervento ben riuscito può essere ulteriormente migliorato

È opportuno chiarire un concetto spesso poco conosciuto. Un intervento di cataratta può essere tecnicamente impeccabile e, allo stesso tempo, lasciare un margine di miglioramento dal punto di vista refrattivo.

In alcuni pazienti permane una lieve miopia, una modesta ipermetropia oppure un astigmatismo residuo. In altri casi la visione per lontano risulta soddisfacente, ma permane la necessità di utilizzare gli occhiali per la lettura, il computer o le normali attività quotidiane.

Queste situazioni non devono essere interpretate come un insuccesso chirurgico.

L'obiettivo principale della chirurgia della cataratta rimane infatti la rimozione del cristallino opacizzato e il recupero della funzione visiva. Nonostante i continui progressi della biometria e delle moderne formule di calcolo della lente intraoculare, il risultato refrattivo finale può differire leggermente da quello programmato oppure non soddisfare pienamente le esigenze funzionali del paziente.

Esiste inoltre una situazione sempre più frequente nella pratica clinica. Molti pazienti operati anni prima con una lente monofocale, pienamente soddisfatti della visione per lontano, desiderano oggi una maggiore autonomia nelle attività da vicino, come la lettura, l'utilizzo dello smartphone o del computer. Si tratta di richieste che riflettono un cambiamento delle esigenze visive e della qualità di vita, più che un problema legato all'intervento eseguito.

Una lente supplementare senza sostituire quella già presente

Quando si parla di una seconda lente intraoculare, il timore più frequente riguarda la necessità di rimuovere quella precedentemente impiantata.

Nella maggior parte dei casi questo non è necessario.

La lente primaria rimane stabilmente all'interno del sacco capsulare, mentre la lente addizionale viene posizionata nel solco ciliare, uno spazio anatomico situato immediatamente davanti ad essa. Si tratta di dispositivi progettati specificamente per questa sede anatomica e caratterizzati da un design completamente differente rispetto alle lenti utilizzate durante il primo intervento di cataratta.

Questo approccio consente di migliorare il risultato refrattivo preservando la lente primaria e limitando la complessità chirurgica.

Un ulteriore vantaggio è rappresentato dalla notevole flessibilità della procedura. La lente supplementare può essere scelta in funzione delle caratteristiche refrattive e delle esigenze visive del singolo paziente, consentendo un elevato grado di personalizzazione del trattamento.

Va inoltre ricordato che una delle principali caratteristiche di queste lenti è la reversibilità. Qualora nel tempo dovessero modificarsi le condizioni cliniche oppure insorgessero nuove esigenze terapeutiche, la lente addizionale può essere rimossa o sostituita senza interferire con la lente primaria già presente nel sacco capsulare.

Quali risultati è possibile ottenere

Le indicazioni all'impianto di una lente addizionale sono diverse, ma condividono un obiettivo comune: ottimizzare la qualità della visione.

L'indicazione più frequente riguarda la correzione di un difetto refrattivo residuo, come una lieve miopia o ipermetropia, che può limitare la qualità della visione e rendere ancora necessario l'utilizzo degli occhiali.

Un'altra indicazione è rappresentata dall'astigmatismo residuo. Attualmente sono disponibili anche lenti addizionali toriche, progettate per correggere il cilindro corneale e migliorare ulteriormente la qualità ottica dell'immagine.

Negli ultimi anni ha assunto crescente interesse anche la possibilità di aumentare l'indipendenza dagli occhiali per vicino. Nei pazienti già portatori di una lente monofocale, l'impianto di una lente addizionale multifocale o EDOF può consentire un ampliamento della profondità di fuoco e una maggiore autonomia nelle attività quotidiane, mantenendo un approccio conservativo nei confronti della lente primaria.

Naturalmente queste soluzioni non sono indicate in tutti i pazienti. Come per ogni tecnologia multifocale, la selezione rappresenta il passaggio più importante dell'intero percorso terapeutico e richiede una valutazione approfondita delle condizioni della cornea, della retina, della pupilla e delle aspettative funzionali del paziente.

Perché le lenti addizionali rappresentano un'opportunità

L'introduzione delle lenti intraoculari supplementari ha ampliato in modo significativo le possibilità terapeutiche a disposizione del chirurgo della cataratta.

Nei pazienti correttamente selezionati esse consentono di perfezionare il risultato refrattivo evitando, nella maggior parte dei casi, procedure chirurgiche più complesse, come la sostituzione della lente primaria già impiantata.

La crescente diffusione di questa strategia è supportata da numerosi studi scientifici, che ne hanno confermato la sicurezza, la qualità ottica e l'efficacia nella correzione dei difetti refrattivi residui e nell'incremento dell'indipendenza dagli occhiali.

Conclusioni

La chirurgia della cataratta non deve più essere considerata un percorso completamente concluso con il primo intervento.

L'evoluzione delle lenti intraoculari supplementari consente oggi, in casi accuratamente selezionati, di migliorare ulteriormente il risultato refrattivo e di adattarlo alle esigenze visive che possono modificarsi nel corso degli anni.

Naturalmente non tutti i pazienti rappresentano candidati idonei a questo tipo di trattamento. Per questo motivo è fondamentale una valutazione specialistica completa, indispensabile per definire l'indicazione chirurgica più appropriata e individuare la soluzione che offra il miglior equilibrio tra sicurezza, qualità visiva e aspettative del paziente.

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Massimo Camellin

Scritto da

Massimo Camellin

Direttore Sanitario, Medico Chirurgo Specialista in Oftalmologia

Fondatore di SEKAL e punto di riferimento internazionale nella chirurgia refrattiva, il Dr. Camellin è l'inventore della tecnica LASEK e del sistema di lenti intraoculari Camellens. Con decenni di ricerca e migliaia di interventi all'attivo, coordina personalmente i protocolli clinici del centro, garantendo i più alti standard di sicurezza e innovazione.

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