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Tecniche KLEX: SMILE, SmartSight, SILK. Rivoluzione della chirurgia refrattiva o semplice marketing?

·5 min di lettura·Livello: 🟢 Base·di Umberto Camellin
chirurgia refrattiva

SMILE, SmartSight e SILK sono davvero tecniche diverse? Scopri cosa significa KLEX e come scegliere la chirurgia refrattiva più adatta.

Negli ultimi anni la chirurgia refrattiva sembra essere entrata in una vera e propria gara di sigle.

SMILE. SmartSight. SILK.

Per chi cerca informazioni online può sembrare che ogni nuova tecnologia abbia finalmente risolto tutti i problemi delle precedenti e che esista sempre una tecnica più moderna, più innovativa e inevitabilmente migliore di quella che l’ha preceduta. Ma è davvero così?

La risposta è più interessante di quanto si possa immaginare.

Per capire cosa sta succedendo bisogna partire da un concetto molto semplice: molte delle sigle che oggi troviamo nelle pubblicità non identificano realmente una tecnica chirurgica diversa, ma il nome commerciale utilizzato dalle aziende che producono i laser.

SMILE, ad esempio, è un marchio registrato di ZEISS e significa Small Incision Lenticule Extraction.

Successivamente altre aziende hanno sviluppato piattaforme basate sullo stesso principio. SCHWIND ha introdotto SmartSight, mentre Johnson & Johnson ha sviluppato SILK (Smooth Incision Lenticule Keratomileusis).

I nomi sono diversi, ma il concetto chirurgico è sostanzialmente lo stesso.

In tutti questi casi un laser a femtosecondi crea un piccolo lenticolo all’interno della cornea che viene poi rimosso attraverso una micro-incisione di pochi millimetri.

È proprio per questo motivo che negli ultimi anni si sta diffondendo sempre di più il termine generico KLEX (Kerato Lenticule Extraction).

KLEX non è un marchio commerciale. È il nome che identifica l’intera famiglia di procedure basate sull’estrazione di un lenticolo corneale, indipendentemente dall’azienda che produce il laser.

In altre parole, SMILE, SmartSight e SILK sono diverse interpretazioni tecnologiche della stessa idea chirurgica.

Ma allora perché queste procedure hanno avuto così tanto successo?

Per rispondere dobbiamo fare un piccolo passo indietro.

Per molti anni la chirurgia refrattiva è stata dominata principalmente da due tecniche: PRK e LASIK.

Nella PRK il laser modella la superficie corneale dopo la rimozione dell’epitelio. Nella FemtoLASIK viene invece creato un sottile flap che permette di eseguire il trattamento all’interno dello stroma corneale.

Le procedure KLEX hanno introdotto un approccio differente: correggere il difetto refrattivo senza creare un flap completo.

Questo rappresenta sicuramente una delle innovazioni più importanti degli ultimi vent’anni. L’assenza del flap, l’utilizzo di una piccola incisione e il recupero generalmente rapido hanno contribuito a rendere queste procedure estremamente popolari.

Ed è qui che spesso entra in gioco il marketing. Perché il messaggio che molti pazienti ricevono è che la tecnologia più nuova sia automaticamente quella migliore. In medicina, però, le cose non funzionano così.

La domanda corretta non è: “Qual è la tecnica più moderna?”

La domanda corretta è: “Qual è la tecnica più adatta ai miei occhi?”

È una differenza enorme.

Un paziente con una miopia moderata, una cornea regolare e caratteristiche anatomiche favorevoli può essere un eccellente candidato per una procedura KLEX. Un altro paziente potrebbe ottenere un risultato migliore con una PRK transepiteliale. Un altro ancora potrebbe essere più adatto a una FemtoLASIK. E nei casi di miopia elevata la soluzione ideale potrebbe addirittura non essere il laser, ma una lente fachica ICL.

La vera rivoluzione della chirurgia refrattiva moderna non è una nuova sigla. La vera rivoluzione è la personalizzazione.

Oggi disponiamo di strumenti diagnostici che permettono di studiare la cornea con un livello di dettaglio impensabile fino a pochi anni fa. Possiamo analizzare topografia, tomografia, biomeccanica corneale, diametro pupillare, qualità ottica e caratteristiche anatomiche specifiche di ogni paziente.

Sono questi elementi che guidano la scelta della tecnica. Non il nome stampato sulla brochure.

Anche dal punto di vista biomeccanico il discorso è più complesso di quanto venga spesso raccontato. È vero che le procedure KLEX eliminano la necessità di creare un flap corneale completo, ma la sicurezza a lungo termine dipende soprattutto dalla corretta selezione del paziente e dalla qualità dello studio preoperatorio.

Una cornea borderline rimane una cornea borderline indipendentemente dal nome della procedura utilizzata. Lo stesso vale per la qualità visiva.

Spesso si sente dire che una determinata tecnologia garantisca automaticamente risultati superiori. In realtà la qualità della visione dipende da moltissimi fattori: dimensione della pupilla, aberrazioni corneali, diametro della zona ottica trattata, qualità del film lacrimale e caratteristiche individuali dell’occhio.

Ridurre tutto a una sigla è una semplificazione eccessiva.

Oggi molti pazienti arrivano in visita chiedendo direttamente “la SMILE”, esattamente come anni fa si chiedeva “la LASIK”. Ma il compito del chirurgo non è scegliere tra SMILE, SmartSight o SILK. Il compito del chirurgo è capire se quel paziente sia un buon candidato per una procedura KLEX oppure se esista una soluzione migliore.

Perché alla fine la vera domanda non è quale sia il nome della tecnica. La vera domanda è quale intervento permetterà di ottenere il miglior equilibrio tra sicurezza, qualità visiva e stabilità nel tempo.

Bibliografia

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  • Reinstein DZ, Archer TJ, Gobbe M. The Evolution of Lenticule Extraction. J Refract Surg. 2023.
Umberto Camellin

Scritto da

Umberto Camellin

Medico Chirurgo Oculista

Il Dott. Umberto Camellin è un chirurgo oculista con attività clinica e chirurgica nell’ambito della cataratta e della chirurgia refrattiva, con particolare attenzione alla personalizzazione del risultato e alla gestione dei casi complessi, come le cornee irregolari e il cheratocono. Accanto alla pratica clinica, si occupa di ricerca applicata con un interesse specifico per la biometria avanzata, l’analisi pupillometrica e corneale, la statistica inferenziale e il machine learning. È autore di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e partecipa regolarmente come relatore a congressi nazionali e internazionali. Svolge la sua attività presso SEKAL Microchirurgia e presso l’Ospedale Mater Salutis di Legnago, seguendo il paziente dalla diagnosi al trattamento chirurgico.

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