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A che età conviene operarsi agli occhi?

·5 min di lettura·Livello: 🟢 Base·di Umberto Camellin
età laser occhi

Nella chirurgia refrattiva conta più la stabilità dell’occhio che l’età anagrafica.

Molti pensano che esista un'età "perfetta" per fare il laser agli occhi.

C'è chi crede che sia necessario aspettare i trent'anni per essere sicuri, chi pensa che dopo i quaranta sia ormai troppo tardi e chi, al contrario, vorrebbe operarsi appena compiuti diciotto anni per liberarsi il prima possibile di occhiali e lenti a contatto.

La realtà è molto diversa.

La domanda corretta non è "Quanti anni ho?", ma piuttosto: "I miei occhi sono pronti?"

Perché la chirurgia refrattiva moderna non si basa semplicemente sull'età anagrafica. Si basa soprattutto sulla stabilità del difetto visivo e sulle caratteristiche specifiche di ogni occhio.

Perché non si opera generalmente appena compiuti 18 anni?

Dal punto di vista legale, nella maggior parte dei casi è possibile sottoporsi alla chirurgia refrattiva dopo la maggiore età.

Dal punto di vista medico, però, il ragionamento è più complesso. Prendiamo ad esempio la miopia.

Molti pazienti pensano che la miopia sia semplicemente un "difetto della cornea". In realtà, nella maggior parte dei casi, il problema è legato alla forma complessiva dell'occhio.

Nei soggetti miopi il bulbo oculare tende ad essere più lungo del normale. Questa caratteristica viene misurata attraverso la lunghezza assile, cioè la distanza tra la parte anteriore e quella posteriore dell'occhio.

Durante l'infanzia e l'adolescenza l'occhio continua fisiologicamente a crescere. Nei soggetti predisposti alla miopia questa crescita può proseguire più del previsto, determinando un progressivo aumento delle diottrie.

Ed è proprio questo il motivo per cui non operiamo automaticamente tutti i diciottenni che lo richiedono.

Il laser corregge il difetto presente in quel momento, ma non impedisce all'occhio di continuare ad allungarsi se il processo miopico è ancora in corso.

Per questo motivo, prima di programmare un intervento, valutiamo attentamente la stabilità refrattiva, verificando che il difetto non abbia subito variazioni significative negli ultimi anni e misuriamo la lunghezza assiale.

Un ragazzo di diciannove anni con una miopia stabile da tempo potrebbe essere un candidato eccellente. Al contrario, un trentenne con una miopia ancora in evoluzione potrebbe non essere il candidato ideale.

Tra i 20 e i 40 anni: il momento più frequente

Nella pratica clinica la maggior parte degli interventi di chirurgia refrattiva viene eseguita tra i venti e i quarant'anni.

Non perché dopo questa fascia d'età non sia più possibile intervenire, ma perché spesso si verifica una combinazione particolarmente favorevole di fattori.

La miopia tende ad essersi stabilizzata, la cornea presenta generalmente caratteristiche ottimali e il cristallino mantiene ancora la propria trasparenza e capacità accomodativa.

È anche il periodo della vita in cui gli occhiali e le lenti a contatto vengono vissuti come maggiormente limitanti.

C'è chi pratica sport, chi lavora molte ore al computer, chi viaggia frequentemente o chi semplicemente si è stancato di dipendere quotidianamente da una correzione ottica.

In questa fascia di età la chirurgia refrattiva può offrire molti anni di beneficio visivo. Ed è forse questo l'aspetto che molti pazienti sottovalutano.

Capita spesso di sentire persone dire:

"Se lo avessi fatto dieci anni fa, mi sarei goduto molto di più questi anni senza occhiali."

E dopo i 40 anni?

È proprio qui che le cose diventano più interessanti.

Perché dopo i quarant'anni entra in gioco un fenomeno assolutamente naturale chiamato presbiopia.

Il cristallino, la lente naturale presente all'interno dell'occhio, perde progressivamente elasticità e diventa sempre meno capace di mettere a fuoco gli oggetti vicini.

È il motivo per cui molte persone iniziano ad allontanare il telefono, ad aumentare la dimensione dei caratteri o ad aver bisogno degli occhiali da lettura.

Questo non significa che la chirurgia refrattiva non sia più indicata. Significa semplicemente che cambiano gli obiettivi.

Non si tratta più soltanto di eliminare gli occhiali per lontano.

Bisogna iniziare a progettare la qualità visiva del paziente tenendo conto anche della visione da vicino e intermedia.

La visita preoperatoria assume quindi un ruolo ancora più importante.

Perché due pazienti della stessa età possono avere esigenze completamente diverse.

E dopo i 50 anni?

Un altro falso mito è che dopo i cinquanta anni sia ormai troppo tardi.

Non è così. Anche in questa fascia d'età è possibile ottenere ottimi risultati.

Semplicemente cambiano le strategie.

In alcuni casi il laser corneale può ancora rappresentare la soluzione migliore.

In altri casi può essere più opportuno valutare procedure intraoculari che permettano di affrontare contemporaneamente il difetto refrattivo, la presbiopia e le eventuali iniziali alterazioni del cristallino.

Ancora una volta, quindi, non è l'età a determinare automaticamente la scelta.

È il singolo paziente.

La chirurgia refrattiva moderna è personalizzazione

Per molto tempo la chirurgia refrattiva è stata percepita come un semplice modo per "togliere gli occhiali". Oggi non è più così.

La chirurgia refrattiva moderna significa progettare una qualità visiva personalizzata sulla base delle caratteristiche anatomiche dell'occhio, dello stile di vita e delle aspettative future del paziente.

Un pilota avrà esigenze diverse rispetto a chi lavora molte ore al computer.

Uno sportivo professionista avrà priorità differenti rispetto a chi ama leggere per molte ore al giorno. Non esiste una soluzione universale.

Quindi qual è l'età giusta?

La risposta potrebbe sembrare deludente. Non esiste un numero preciso. Esiste però il momento giusto.

È il momento in cui il difetto visivo è stabile, gli occhi presentano caratteristiche favorevoli e il paziente ha aspettative realistiche e ben definite.

Per alcuni sarà a vent'anni. Per altri a trentacinque. Per altri ancora dopo i cinquanta. La vera domanda non dovrebbe essere: "Ho l'età giusta?"

La vera domanda dovrebbe essere: "Se continuo ad aspettare, sto davvero migliorando la mia situazione?"

Perché ogni anno trascorso con occhiali che non si tollerano più, lenti a contatto che diventano sempre meno confortevoli o limitazioni nelle attività quotidiane è un anno in cui si rinuncia a una qualità visiva che, magari, era già raggiungibile.

Umberto Camellin

Scritto da

Umberto Camellin

Medico Chirurgo Oculista

Il Dott. Umberto Camellin è un chirurgo oculista con attività clinica e chirurgica nell’ambito della cataratta e della chirurgia refrattiva, con particolare attenzione alla personalizzazione del risultato e alla gestione dei casi complessi, come le cornee irregolari e il cheratocono. Accanto alla pratica clinica, si occupa di ricerca applicata con un interesse specifico per la biometria avanzata, l’analisi pupillometrica e corneale, la statistica inferenziale e il machine learning. È autore di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e partecipa regolarmente come relatore a congressi nazionali e internazionali. Svolge la sua attività presso SEKAL Microchirurgia e presso l’Ospedale Mater Salutis di Legnago, seguendo il paziente dalla diagnosi al trattamento chirurgico.

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