
Regressione dopo il laser agli occhi: può tornare la miopia?
Il laser corregge la cornea, ma non blocca il tempo. Vediamo quando e perché possono comparire variazioni refrattive.
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La chirurgia refrattiva moderna è molto sicura, ma nessun intervento è privo di rischi. Vediamo cosa dice la letteratura più recente.
Quando si parla di chirurgia refrattiva, quasi tutti i pazienti fanno la stessa domanda.
“Dottore, ma è sicuro?”
Ed è probabilmente la domanda più importante da porsi prima di qualsiasi intervento.
La risposta breve è sì: la chirurgia refrattiva moderna è una procedura molto sicura nei pazienti correttamente selezionati.
Ma sarebbe scorretto fermarsi qui.
Perché nessun intervento chirurgico è completamente privo di rischi. E il modo migliore per affrontare questo argomento non è attraverso opinioni personali o slogan pubblicitari, ma attraverso i dati scientifici disponibili.
La buona notizia è che oggi conosciamo molto bene quali siano le possibili complicanze della chirurgia refrattiva, quanto siano frequenti e, soprattutto, come ridurne ulteriormente il rischio.
La prima cosa da comprendere è che non esiste un’unica “operazione laser”. Esistono diverse tecniche, come la PhotoRefractive Keratectomy (PRK), la Femtosecond Laser-Assisted In Situ Keratomileusis (FemtoLASIK) e le procedure appartenenti alla famiglia della Kerato Lenticule Extraction (KLEX), che comprende tecniche come Small Incision Lenticule Extraction (SMILE), SmartSight e Smooth Incision Lenticule Keratomileusis (SILK).
Ognuna di queste tecniche presenta vantaggi e limiti specifici, e proprio per questo motivo la selezione del paziente rappresenta ancora oggi il principale fattore di sicurezza.
Negli ultimi anni, gli studi scientifici hanno confermato risultati estremamente incoraggianti. Una revisione pubblicata nel 2025 sul Journal of Refractive Surgery, che ha analizzato gli esiti della LASIK moderna tra il 2016 e il 2023, ha evidenziato che nei trattamenti miopici circa l’88% degli occhi raggiunge una visione di 10/10 senza occhiali, mentre nei trattamenti guidati dalla topografia corneale questa percentuale supera il 90%.
La prevedibilità dei risultati è altrettanto elevata. Nella stessa review, oltre il 95% dei pazienti trattati con procedure topography-guided si trovava entro ±0,50 diottrie dal risultato previsto, mentre praticamente tutti rientravano entro ±1,00 diottria.
Questi numeri spiegano perché oggi la chirurgia refrattiva venga considerata una delle procedure elettive con il più alto livello di soddisfazione.
Ma quali sono i rischi reali?
Probabilmente il sintomo più comune dopo un intervento di chirurgia refrattiva è la secchezza oculare. Nei primi mesi dopo l’intervento molti pazienti possono riferire bruciore, lieve sensazione di corpo estraneo o necessità di utilizzare lacrime artificiali. Nella maggior parte dei casi questi sintomi migliorano progressivamente nel corso del tempo, ma nei soggetti predisposti possono essere più persistenti.
È proprio per questo motivo che oggi la valutazione della superficie oculare rappresenta una parte fondamentale della visita preoperatoria. Blefarite, disfunzione delle ghiandole di Meibomio e occhio secco preesistente devono essere identificati e trattati prima dell’intervento.
Un’altra complicanza molto temuta è l’ectasia corneale, cioè una progressiva deformazione della cornea che può comparire quando una cornea biomeccanicamente fragile viene ulteriormente indebolita dal trattamento chirurgico. Fortunatamente si tratta di un evento raro.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2021 ha stimato che, nei pazienti privi di fattori di rischio identificabili, l’ectasia si verifica in circa 20 occhi ogni 100.000 dopo PRK, 90 occhi ogni 100.000 dopo LASIK e 11 occhi ogni 100.000 dopo SMILE.
Questi numeri non devono essere interpretati come una classifica tra tecniche “buone” o “cattive”. Riflettono piuttosto differenze biomeccaniche e sottolineano l’importanza della corretta selezione preoperatoria.
La disponibilità di topografia, tomografia e strumenti di valutazione biomeccanica ha infatti consentito negli ultimi anni di ridurre drasticamente il rischio di trattare cornee predisposte.
Anche i disturbi visivi notturni, come aloni e glare, rappresentano una preoccupazione frequente tra i pazienti.
La realtà è che nelle prime settimane dopo l’intervento questi fenomeni possono comparire e fanno spesso parte del normale processo di guarigione. Nella maggior parte dei casi tendono a ridursi progressivamente con la stabilizzazione della superficie oculare e con il neuroadattamento.
Quando persistono, è importante comprenderne la causa, che può essere legata alla pupilla, alla presenza di aberrazioni di alto ordine o a un residuo refrattivo. Sono comunque complicanze che in un altissima percentuale di casi è risolvibile con un ritrattamento laser.
Le infezioni rappresentano invece una complicanza estremamente rara. Tuttavia, proprio perché potenzialmente gravi, la terapia postoperatoria e i controlli programmati rivestono un ruolo fondamentale.
Esiste infine la possibilità che alcuni pazienti necessitino di un ritocco, definito enhancement. Non si tratta necessariamente di un fallimento dell’intervento, ma della conseguenza del fatto che la cornea è un tessuto biologico e non tutti gli occhi rispondono esattamente nello stesso modo.
Le percentuali riportate in letteratura variano in funzione della tecnica utilizzata, del difetto iniziale e del periodo di follow-up considerato.
Quindi, il laser agli occhi è sicuro?
La risposta è sì.
Ma non perché il laser sia infallibile.
È sicuro perché oggi disponiamo di strumenti diagnostici sofisticati, di tecnologie estremamente precise e, soprattutto, di una conoscenza molto più approfondita dei fattori di rischio rispetto al passato.
La vera sicurezza nasce dalla capacità di identificare il paziente giusto per la tecnica giusta.
Perché il rischio più grande, oggi, non è rappresentato dalla tecnologia. È banalizzare l’indicazione chirurgica.

Scritto da
Umberto CamellinMedico Chirurgo Oculista
Il Dott. Umberto Camellin è un chirurgo oculista con attività clinica e chirurgica nell’ambito della cataratta e della chirurgia refrattiva, con particolare attenzione alla personalizzazione del risultato e alla gestione dei casi complessi, come le cornee irregolari e il cheratocono. Accanto alla pratica clinica, si occupa di ricerca applicata con un interesse specifico per la biometria avanzata, l’analisi pupillometrica e corneale, la statistica inferenziale e il machine learning. È autore di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e partecipa regolarmente come relatore a congressi nazionali e internazionali. Svolge la sua attività presso SEKAL Microchirurgia e presso l’Ospedale Mater Salutis di Legnago, seguendo il paziente dalla diagnosi al trattamento chirurgico.
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