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Chirurgia refrattiva oggi: tecnica, complicanze e limiti reali — Update Monfalcone 2026

·6 min di lettura·Livello: 🟡 Intermedio·di Umberto Camellin
congresso chirurgia refrattiva Monfalcone

Tecniche, complicanze e limiti reali della chirurgia refrattiva moderna discussi al congresso di Monfalcone 2026.

La chirurgia refrattiva moderna viene spesso raccontata come qualcosa di estremamente semplice. Laser. Recupero rapido. Visione perfetta. Fine.

Ma chi lavora davvero in questo settore sa che la realtà è molto diversa.
Perché la chirurgia refrattiva non è scegliere una tecnica “più moderna” delle altre.

È capire quale tecnica abbia senso per quello specifico occhio.

Durante il congresso “Chirurgia Refrattiva Update”, organizzato da Stefano Vita presso l’Auditorium dell’Ospedale San Polo di Monfalcone, io e Massimo Camellin abbiamo affrontato proprio questo tema: il panorama reale della chirurgia refrattiva moderna, con i suoi vantaggi, i suoi limiti e soprattutto le sue complicanze.

Un sincero ringraziamento a Stefano Vita per l’organizzazione del corso e a tutti i relatori per il livello delle discussioni scientifiche. Eventi come questo sono importanti perché permettono un confronto concreto tra chirurgia reale e narrativa commerciale della chirurgia refrattiva.

Perché oggi il problema non è “fare il laser”.

Il problema è fare il trattamento corretto sul paziente corretto.

Non esiste una tecnica migliore in assoluto

Uno degli errori più frequenti è pensare che l’evoluzione tecnologica renda automaticamente obsolete le tecniche precedenti.

Non funziona così.

Le tecniche refrattive moderne si dividono sostanzialmente in:

  • tecniche di superficie (PRK e transepithelial PRK)
  • tecniche intrastromali (FemtoLASIK e SMILE)
  • tecniche additive intraoculari (ICL)

E ciascuna lavora su principi completamente diversi.

La PRK lavora sulla superficie corneale.
La FemtoLASIK crea un flap e tratta lo stroma.
La SMILE estrae un lenticolo intrastromale.
Le ICL non modificano la cornea ma aggiungono una lente all’interno dell’occhio.

Pensare che una tecnica sostituisca completamente l’altra significa non aver capito il problema biologico e biomeccanico sottostante.

Il vero punto critico: la selezione del paziente

La chirurgia refrattiva moderna è diventata estremamente sicura. Ma il rischio zero non esiste. E molto spesso le complicanze nascono prima dell’intervento, non durante.

Topografie borderline.
Cheratoconi frusti.
Pachimetrie limite.
Pupille scotopiche molto ampie.
Occhio secco sottovalutato.

Sono questi i veri punti critici.

Ancora oggi molte ectasie post-LASIK derivano da pazienti apparentemente “normali” ma con alterazioni biomeccaniche iniziali non riconosciute.

Ed è proprio qui che la prudenza chirurgica conta più della tecnica stessa.

La dimensione della pupilla conta molto più di quanto si pensi

Uno dei concetti più sottovalutati nella chirurgia refrattiva riguarda il diametro pupillare scotopico.

Per anni il problema è stato banalizzato, tutt’oggi alcuni centri non fanno fare questo esame ai pazienti.

In realtà il rapporto tra pupilla e zona ottica trattata è uno degli elementi più importanti della qualità visiva notturna.

Se la zona ottica funzionale è inferiore al diametro pupillare in condizioni mesopiche/scotopiche, aumentano:

  • aberrazioni sferiche
  • aloni
  • glare
  • riduzione della sensibilità al contrasto

Il punto interessante è che non conta soltanto la zona ottica nominale impostata dal laser. Conta la vera zona ottica funzionale.

Oggi la valutiamo tramite analisi wavefront corneale, considerando come “funzionale” l’area in cui la variazione refrattiva rimane entro circa 0.25 diottrie.

Ed è proprio questo che spiega perché vecchi trattamenti con zone ottiche molto piccole causassero visione notturna devastante.

PRK: molto più moderna di quanto si racconti

Oggi esiste una narrativa abbastanza diffusa secondo cui la PRK sarebbe una tecnica “vecchia”.

In realtà è esattamente il contrario. La PRK moderna, soprattutto nella sua evoluzione transepiteliale no-touch, rimane una delle tecniche più biomeccanicamente conservative che esistano.

Il grande vantaggio è il massimo risparmio di tessuto corneale e l’assenza di flap.

Ed è proprio questo che rende la PRK ancora oggi fondamentale in:

  • cornee sottili
  • topografie borderline
  • pazienti a rischio biomeccanico
  • alcune correzioni post-cheratocono
  • retreatment complessi

Naturalmente esistono limiti.

Il principale è la guarigione epiteliale.

Una riepitelizzazione lenta aumenta drasticamente il rischio di haze stromale. Ed è proprio qui che diventano fondamentali:

  • salute generale del paziente
  • superficie oculare
  • nutrizione
  • terapia postoperatoria
  • utilizzo corretto della mitomicina

L’haze oggi è molto più raro rispetto al passato, ma non è scomparso.

Soprattutto nei trattamenti ipermetropici.

FemtoLASIK: rapidissima, ma biomeccanicamente più delicata

La FemtoLASIK ha cambiato completamente il recupero postoperatorio.

Visione molto rapida.
Pochissimo dolore.
Grande precisione.

Ma biomeccanicamente introduce una variabile che la PRK non ha: il flap.

Ed è proprio qui che nasce il principale rischio strutturale:
l’ectasia post-LASIK.

Il problema non è il laser in sé. Il problema è la combinazione tra:

  • spessore del flap
  • quantità di tessuto ablato
  • biomeccanica corneale preoperatoria

Ed è il motivo per cui oggi la valutazione preoperatoria è infinitamente più importante rispetto a vent’anni fa.

SMILE: enorme qualità ottica, ma chirurgicamente molto più difficile

La SMILE viene spesso raccontata come una procedura “semplice”.

In realtà chirurgicamente è molto più complessa di quanto sembri.

La qualità ottica che può offrire è straordinaria, soprattutto grazie alla possibilità di ottenere zone ottiche molto ampie.

Ma il punto critico è l’estrazione del lenticolo. Se la dissezione non è perfetta, il rischio è lasciare residui stromali o creare irregolarità permanenti dell’interfaccia.

Ed è il motivo per cui la curva di apprendimento della SMILE è reale.

Molto reale. Inoltre esistono limiti pratici:

  • miopie troppo basse → lenticolo troppo sottile
  • miopie troppo elevate → preferenza per tecniche additive come ICL

Anche qui quindi il problema non è “la tecnica migliore”. Il problema è quando usarla.

ICL: il concetto cambia completamente

Con le ICL si entra in un altro mondo. Non stiamo più modificando la cornea.

Stiamo aggiungendo una lente all’interno dell’occhio. Ed è proprio questo il motivo per cui oggi rappresentano una soluzione straordinaria nelle miopie elevate.

Le moderne ICL hanno risolto molte problematiche storiche grazie a:

  • nuovi design
  • maggiore vault
  • miglior fluidica
  • materiali evoluti

Ma il vero punto critico resta il dimensionamento. Un sizing scorretto può alterare completamente:

  • vault
  • angolo
  • comportamento pupillare
  • rischio di cataratta
  • rischio pressorio

Ed è qui che OCT del segmento anteriore, analisi angle-to-angle e formule di calcolo diventano fondamentali.

Le complicanze esistono ancora. Ignorarlo è il vero errore

Uno dei messaggi principali della relazione è stato proprio questo. La chirurgia refrattiva moderna funziona molto bene ma le complicanze esistono ancora.

E ignorarle o banalizzarle è probabilmente l’errore più pericoloso.

Durante le relazioni abbiamo discusso:

  • haze
  • crescita epiteliale
  • strie del flap
  • ectasia
  • trattamenti decentrati
  • aberrazioni da zone ottiche troppo piccole
  • problematiche biomeccaniche

Perché conoscere una complicanza non significa “avere paura della chirurgia”.

Significa saperla prevenire. Ed è proprio questa la vera evoluzione della chirurgia refrattiva moderna. Non il marketing della tecnica più nuova.

Ma la capacità di capire:

  • quando trattare
  • come trattare
  • e soprattutto quando non trattare.
Umberto Camellin

Scritto da

Umberto Camellin

Medico Chirurgo Oculista

Il Dott. Umberto Camellin è un chirurgo oculista con attività clinica e chirurgica nell’ambito della cataratta e della chirurgia refrattiva, con particolare attenzione alla personalizzazione del risultato e alla gestione dei casi complessi, come le cornee irregolari e il cheratocono. Accanto alla pratica clinica, si occupa di ricerca applicata con un interesse specifico per la biometria avanzata, l’analisi pupillometrica e corneale, la statistica inferenziale e il machine learning. È autore di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e partecipa regolarmente come relatore a congressi nazionali e internazionali. Svolge la sua attività presso SEKAL Microchirurgia e presso l’Ospedale Mater Salutis di Legnago, seguendo il paziente dalla diagnosi al trattamento chirurgico.

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