
Chirurgia refrattiva oggi: tecnica, complicanze e limiti reali — Update Monfalcone 2026
Tecniche, complicanze e limiti reali della chirurgia refrattiva moderna discussi al congresso di Monfalcone 2026.
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Laser o ICL: differenze, vantaggi e quale scegliere in base al vostro occhio. Guida chiara per una decisione consapevole.
Difficoltà di lettura: Base
Vi è stata proposta l’impianto di una lente per correggere la miopia? Forse l’ICL? Se si, è probabile che vi troviate davanti a un dubbio concreto: scegliere il laser oppure una lente intraoculare (ICL). A prima vista possono sembrare due alternative simili, ma in realtà si basano su principi completamente diversi, e proprio per questo non possono essere considerate intercambiabili.
Il laser, nelle sue diverse varianti, agisce modificando la forma della cornea per correggere il difetto visivo. L’ICL, invece, non modifica la cornea ma introduce una lente all’interno dell’occhio, lavorando quindi su un piano completamente diverso. Questa distinzione, che può sembrare solo tecnica, è in realtà il punto centrale della scelta, perché implica conseguenze diverse sia sul risultato visivo sia sulla struttura dell’occhio nel tempo. Non cambia solo la tecnica, cambia il modo in cui si corregge il difetto.
Quando le condizioni anatomiche sono favorevoli, il laser rappresenta spesso la soluzione più lineare. È consolidato, efficace e consente di ottenere risultati molto prevedibili senza introdurre elementi permanenti all’interno dell’occhio. Proprio per questo, nella maggior parte dei difetti medio-bassi, rimane la prima opzione. Tuttavia, questa apparente semplicità non deve far pensare che sia sempre la scelta migliore, perché esistono situazioni in cui modificare la cornea non è la strategia più adatta.
Nella miopia elevata, ad esempio, la quantità di tessuto da trattare può diventare significativa e influenzare la stabilità del risultato nel lungo periodo. In questi casi, l’ICL consente di correggere il difetto senza alterare la struttura corneale, mantenendo una maggiore integrità biomeccanica. Questo aspetto è particolarmente rilevante perché non riguarda solo il risultato immediato, ma la sua tenuta negli anni. Non si tratta quindi di una seconda scelta, ma spesso della scelta più logica in quel contesto.
Un altro elemento da considerare è la qualità visiva. Nei difetti più elevati, l’ICL può offrire una qualità ottica superiore proprio perché non modifica la superficie corneale, evitando alcune delle aberrazioni che possono derivare da trattamenti più estesi. Al contrario, nei difetti più contenuti, il laser consente di ottenere risultati eccellenti con un approccio più semplice e meno invasivo. È quindi il punto di partenza a determinare quale delle due soluzioni sia più vantaggiosa.
C’è poi una differenza concettuale che spesso pesa nella decisione, anche se non sempre viene esplicitata: la reversibilità. Il trattamento laser è definitivo, perché modifica in modo permanente la cornea. L’ICL, invece, può essere rimossa o sostituita nel tempo, se necessario. Questo non significa che debba essere considerata una soluzione temporanea, ma introduce una flessibilità che in alcuni casi può essere rilevante. È una differenza che cambia il modo in cui si guarda all’intervento nel lungo periodo.
Allo stesso tempo, però, l’ICL è un intervento intraoculare, e questo implica un livello di invasività diverso rispetto al laser. Anche se le tecniche moderne sono estremamente sicure, si tratta comunque di operare all’interno dell’occhio, con un tipo di gestione e di follow-up che non è sovrapponibile a quello di una chirurgia corneale. Questo non la rende meno sicura, ma la colloca in una categoria diversa. Non è solo una scelta di risultato, ma anche di approccio chirurgico.
Un errore abbastanza diffuso è considerare l’ICL come la soluzione per chi “non può fare il laser”. In realtà, in molti casi è una scelta attiva e consapevole, non una rinuncia. Ci sono pazienti perfettamente idonei al laser che preferiscono preservare la cornea o ottenere determinate caratteristiche visive, e per questo orientano la decisione verso una lente intraoculare. Questo approccio ha senso, ma solo se inserito in una valutazione completa. Non è un piano B, è un’opzione con logiche proprie.
Alla fine, tutto si riduce a un concetto che vale per tutta la chirurgia refrattiva: non esiste una soluzione migliore in assoluto, ma una soluzione più adatta a un determinato occhio. Parametri come lo spessore corneale, l’entità del difetto, l’anatomia oculare e le aspettative visive devono essere considerati insieme, perché è dall’equilibrio tra questi elementi che nasce la scelta corretta.
A quel punto la domanda iniziale perde significato. Non si tratta più di scegliere tra laser e ICL come se fossero due alternative equivalenti, ma di capire quale approccio garantisce il miglior equilibrio tra sicurezza, qualità visiva e stabilità nel vostro caso specifico.
Perché il risultato non dipende dal nome della procedura.
Dipende da quanto è stata corretta la scelta prima dell’intervento.
Bibliografia
Packer M. The Implantable Collamer Lens with a central port: review. Clin Ophthalmol.
Kamiya K, Shimizu K. Visual outcomes and safety of ICL implantation. Am J Ophthalmol.
Sandoval HP, Donnenfeld ED, Kohnen T, et al. LASIK outcomes and complications. Ophthalmology.
Reinstein DZ, Archer TJ, Gobbe M. SMILE outcomes and safety. J Refract Surg.

Scritto da
Umberto CamellinMedico Chirurgo Oculista
Il Dott. Umberto Camellin è un chirurgo oculista con attività clinica e chirurgica nell’ambito della cataratta e della chirurgia refrattiva, con particolare attenzione alla personalizzazione del risultato e alla gestione dei casi complessi, come le cornee irregolari e il cheratocono. Accanto alla pratica clinica, si occupa di ricerca applicata con un interesse specifico per la biometria avanzata, l’analisi pupillometrica e corneale, la statistica inferenziale e il machine learning. È autore di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e partecipa regolarmente come relatore a congressi nazionali e internazionali. Svolge la sua attività presso SEKAL Microchirurgia e presso l’Ospedale Mater Salutis di Legnago, seguendo il paziente dalla diagnosi al trattamento chirurgico.
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