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PRK, LASIK o SMILE: quale scegliere davvero?

·4 min di lettura·Livello: 🟢 Base·di Umberto Camellin
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PRK, LASIK o SMILE: differenze e quale scegliere davvero. Guida chiara per capire la tecnica più adatta al vostro occhio.

Difficoltà di lettura: Base

Se state valutando il laser agli occhi, è molto probabile che siate già arrivati a questo punto: avete capito che funziona, ma non riuscite a capire quale tecnica scegliere. PRK, LASIK, SMILE. Tre nomi diversi, spesso presentati come equivalenti, ma in realtà non lo sono.

La domanda è inevitabile: qual è la migliore? La risposta, però, non è quella che vi aspettate. Non esiste una tecnica migliore in assoluto. Esiste quella giusta per voi.

Tutte e tre le tecniche sono efficaci e sicure, ma lavorano in modo diverso sulla cornea e hanno indicazioni diverse. Pensare di scegliere solo in base al nome o alla “tecnologia più nuova” è uno degli errori più comuni.

La PRK è la tecnica più “storica”, ma questo non significa che sia superata. Al contrario, in molti casi è ancora una delle scelte più solide. Non prevede la creazione di un flap corneale e per questo ha un profilo di sicurezza molto elevato nel lungo termine. Il limite principale è il recupero: più lento, con qualche giorno di fastidio e una stabilizzazione visiva progressiva. È meno comoda all’inizio, ma molto affidabile nel tempo.

La LASIK nasce con l’obiettivo di rendere il recupero più rapido. Prevede la creazione di un sottile flap corneale che viene sollevato per eseguire il trattamento e poi riposizionato. Il vantaggio è evidente: già dopo poche ore la visione è buona e il fastidio minimo. Tuttavia, la presenza del flap introduce una variabile in più, anche se il rischio di complicanze è basso. È la tecnica più “rapida”, ma richiede una cornea adatta.

La SMILE è la più recente tra le tre e si basa su un approccio diverso: invece di rimodellare la superficie, si rimuove un lenticolo all’interno della cornea attraverso una piccola incisione. Questo consente di preservare meglio la struttura superficiale e, in alcuni casi, ridurre l’impatto sulla sensibilità corneale. È una tecnica meno invasiva sulla superficie, ma non è automaticamente migliore.

A questo punto il rischio è semplificare troppo. Pensare che la PRK sia “vecchia”, la LASIK “intermedia” e la SMILE “la migliore” è una lettura superficiale. In realtà, ogni tecnica ha vantaggi e limiti, e soprattutto non tutti i pazienti sono adatti a tutte le tecniche.

Ci sono situazioni in cui la PRK è preferibile, ad esempio quando la cornea è più sottile o quando si vuole evitare completamente il flap. In altri casi, la LASIK è la scelta più logica per chi cerca un recupero rapido e ha caratteristiche anatomiche favorevoli. La SMILE può essere vantaggiosa in alcuni profili refrattivi, ma non è sempre applicabile e non sostituisce automaticamente le altre.

Il punto centrale è questo: la tecnica non si sceglie in base a una preferenza estetica o a una moda tecnologica.

Si sceglie in base all’occhio che avete.

E questo cambia completamente la prospettiva. Perché a quel punto la domanda non è più “qual è la migliore?”, ma “qual è la più adatta alla mia situazione?”.

Un altro errore frequente è pensare che le differenze tra le tecniche riguardino solo il recupero. In realtà, entrano in gioco molti altri fattori: stabilità nel tempo, qualità visiva, rischio di secchezza, possibilità di ritocco. Tutti elementi che devono essere valutati insieme, non isolatamente.

Dal punto di vista clinico, i risultati finali in termini di acuità visiva sono molto simili tra le tre tecniche nella maggior parte dei casi. Questo significa che la scelta non riguarda tanto “vedere meglio”, ma come arrivarci e con quale profilo di rischio e comfort.

Arrivati a questo punto, la conclusione è più semplice di quanto sembri. PRK, LASIK e SMILE non sono in competizione tra loro. Sono strumenti diversi, pensati per situazioni diverse. Il problema non è scegliere la tecnica più avanzata, ma evitare quella sbagliata.

Per questo motivo, la fase più importante non è l’intervento, ma la valutazione iniziale. È lì che si decide tutto: indicazione, tecnica, aspettative.

Alla fine, la domanda iniziale cambia ancora una volta. Non si tratta più di capire quale tecnica sia migliore, ma se l’oculista sta scegliendo quella giusta per voi.

Perché il risultato non dipende dal nome della procedura.

Dipende dalla scelta che fate prima di entrare in sala operatoria, o meglio, che fa l’oculista.

Bibliografia

Shortt AJ, Allan BD, Evans JR. Excimer laser refractive surgery for correction of refractive errors. BMJ.

Sandoval HP, Donnenfeld ED, Kohnen T, et al. LASIK outcomes and complications. Ophthalmology.

Reinstein DZ, Archer TJ, Gobbe M. Small incision lenticule extraction (SMILE): outcomes and safety. J Refract Surg.

Waring GO, Reinstein DZ. Comparison of refractive techniques. J Cataract Refract Surg.

Umberto Camellin

Scritto da

Umberto Camellin

Medico Chirurgo Oculista

Il Dott. Umberto Camellin è un chirurgo oculista con attività clinica e chirurgica nell’ambito della cataratta e della chirurgia refrattiva, con particolare attenzione alla personalizzazione del risultato e alla gestione dei casi complessi, come le cornee irregolari e il cheratocono. Accanto alla pratica clinica, si occupa di ricerca applicata con un interesse specifico per la biometria avanzata, l’analisi pupillometrica e corneale, la statistica inferenziale e il machine learning. È autore di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e partecipa regolarmente come relatore a congressi nazionali e internazionali. Svolge la sua attività presso SEKAL Microchirurgia e presso l’Ospedale Mater Salutis di Legnago, seguendo il paziente dalla diagnosi al trattamento chirurgico.

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