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PRK, TransPRK e PRK No-Touch: perché nel 2026 è ancora una delle tecniche più utilizzate?

·5 min di lettura·Livello: 🟢 Base·di Umberto Camellin
prk 2026

PRK e TransPRK sono ancora oggi tra le tecniche più utilizzate per correggere miopia e astigmatismo. Ecco perché.

Quando si parla di chirurgia refrattiva capita spesso di leggere che la PhotoRefractive Keratectomy (PRK) sia una tecnica "vecchia", ormai sostituita da procedure più moderne come la Small Incision Lenticule Extraction (SMILE), la Smooth Incision Lenticule Keratomileusis (SILK) o la Femtosecond Laser-Assisted In Situ Keratomileusis (FemtoLASIK).

È una narrazione molto diffusa. Ma è davvero corretta? Non proprio.

Se fosse realmente una tecnica superata, sarebbe difficile spiegare perché, ancora oggi, milioni di pazienti nel mondo continuino a essere trattati con PRK e perché moltissimi chirurghi refrattivi continuino a utilizzarla quotidianamente.

La verità è che la PRK moderna è molto diversa da quella che veniva eseguita venti o trent'anni fa.

E soprattutto continua a offrire vantaggi che, in alcuni pazienti, la rendono ancora una delle scelte più intelligenti disponibili.

Cos'è realmente la PRK?

La PhotoRefractive Keratectomy (PRK) è stata la prima procedura laser moderna sviluppata per correggere miopia, astigmatismo e ipermetropia.

Il principio è relativamente semplice: il laser ad eccimeri modifica la curvatura della cornea rimodellandone la superficie e correggendo così il difetto refrattivo.

Nel corso degli anni la tecnica si è evoluta notevolmente.

Nella PRK tradizionale l'epitelio corneale viene rimosso prima dell'ablazione laser. Successivamente si è sviluppata la Transepithelial PhotoRefractive Keratectomy (TransPRK o t-PRK), spesso chiamata anche PRK No-Touch, nella quale è il laser stesso a rimuovere l'epitelio e a eseguire il trattamento refrattivo in un unico passaggio.

Per il paziente il concetto rimane identico: il trattamento avviene sulla superficie della cornea senza creare flap o incisioni profonde.

Se esistono tecniche più moderne, perché la PRK viene ancora utilizzata?

Questa è probabilmente la domanda più interessante. La risposta è che la chirurgia refrattiva non è una gara tra tecnologie. Non esiste una tecnica migliore in assoluto. Esiste la tecnica più adatta a un determinato occhio.

La PRK continua a essere molto utilizzata perché presenta alcune caratteristiche che mantengono un enorme valore clinico.

Innanzitutto consente il massimo risparmio di tessuto corneale. Poiché non viene creato alcun flap, praticamente tutto il tessuto trattato contribuisce alla correzione refrattiva.

Questo aspetto può diventare particolarmente importante nei pazienti con cornee relativamente sottili o quando si desidera preservare il più possibile la biomeccanica corneale.

Inoltre non esistono complicanze legate al flap della LASIK perché il flap semplicemente non viene creato.

Può sembrare un dettaglio, ma non lo è.

Molte delle complicanze tipiche della LASIK riguardano infatti proprio il flap corneale: pieghe, dislocazioni traumatiche, crescita epiteliale nell'interfaccia o problemi di riposizionamento. Nella PRK questi problemi non esistono.

La PRK è una tecnica "vecchia"?

In realtà sarebbe più corretto definirla una tecnica “matura”.

Molte persone associano automaticamente il concetto di innovazione alla comparsa di nuove sigle. Ma in medicina la situazione è diversa.

Le tecnologie migliori non sono necessariamente quelle più recenti. Spesso sono quelle che hanno accumulato il maggior numero di evidenze scientifiche e il più lungo follow-up. La PRK ha oltre trent'anni di storia clinica.

Questo significa che oggi disponiamo di dati a lungo termine che dimostrano stabilità, efficacia e sicurezza nel corso dei decenni.

Paradossalmente, alcune delle tecniche più recenti non possiedono ancora lo stesso livello di esperienza accumulata.

Il recupero è davvero più difficile?

Sì.

Ed è probabilmente il principale limite della procedura.

Nei primi giorni dopo una PRK il paziente può avvertire bruciore, lacrimazione, fotofobia e una qualità visiva ancora non ottimale.

La guarigione dell'epitelio richiede alcuni giorni e il recupero visivo è generalmente più graduale rispetto alla FemtoLASIK o alle procedure di Kerato Lenticule Extraction (KLEX) come SMILE, SmartSight o SILK.

Questo però non significa che il risultato finale sia inferiore. Significa semplicemente che il percorso per arrivarci è diverso.

È un po' come scegliere tra un viaggio più rapido e uno più lento: la destinazione può essere la stessa.

La PRK è più sicura?

La domanda corretta sarebbe: più sicura per chi?

Ogni tecnica presenta vantaggi e svantaggi. Nei pazienti correttamente selezionati la PRK possiede un eccellente profilo di sicurezza.

Le moderne piattaforme laser, i profili di ablazione avanzati e l'utilizzo della mitomicina C nei casi appropriati hanno ridotto enormemente il rischio di haze corneale che rappresentava una delle principali preoccupazioni delle prime generazioni di PRK.

Oggi la comparsa di haze clinicamente significativo è relativamente rara nei centri che utilizzano protocolli moderni.

E allora perché si parla sempre di SMILE, SILK e SmartSight?

Perché sono tecnologie nuove e perché è naturale che attirino molta attenzione.

Le procedure appartenenti alla famiglia della Kerato Lenticule Extraction (KLEX) rappresentano una delle più importanti innovazioni degli ultimi vent'anni e hanno ampliato notevolmente le possibilità della chirurgia refrattiva.

Ma questo non significa che abbiano sostituito completamente la PRK.

Anzi.

Nella pratica clinica moderna queste tecniche convivono.

Esistono pazienti ideali per una procedura KLEX.

Esistono pazienti ideali per una FemtoLASIK.

Ed esistono pazienti nei quali una TransPRK rappresenta ancora oggi la soluzione più razionale.

Il futuro della PRK

Una delle cose più curiose della chirurgia refrattiva è che alcune delle innovazioni più interessanti degli ultimi anni riguardano proprio una tecnica nata oltre trent'anni fa.

Le moderne TransPRK No-Touch, i trattamenti topografia-guidati, i profili personalizzati e le nuove strategie di gestione della guarigione hanno trasformato profondamente la procedura.

Per questo motivo la PRK continua a mantenere un ruolo centrale nella chirurgia refrattiva moderna. Non perché sia una tecnica del passato.

Ma perché, per molti pazienti, continua a essere una scelta estremamente intelligente.

Bibliografia

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Umberto Camellin

Scritto da

Umberto Camellin

Medico Chirurgo Oculista

Il Dott. Umberto Camellin è un chirurgo oculista con attività clinica e chirurgica nell’ambito della cataratta e della chirurgia refrattiva, con particolare attenzione alla personalizzazione del risultato e alla gestione dei casi complessi, come le cornee irregolari e il cheratocono. Accanto alla pratica clinica, si occupa di ricerca applicata con un interesse specifico per la biometria avanzata, l’analisi pupillometrica e corneale, la statistica inferenziale e il machine learning. È autore di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e partecipa regolarmente come relatore a congressi nazionali e internazionali. Svolge la sua attività presso SEKAL Microchirurgia e presso l’Ospedale Mater Salutis di Legnago, seguendo il paziente dalla diagnosi al trattamento chirurgico.

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