
Miopia elevata: meglio laser o ICL?
Miopia elevata: confronto tra laser e ICL. Qualità visiva, sicurezza e stabilità per scegliere davvero la soluzione migliore.
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Le lenti a contatto possono costare decine di migliaia di euro nella vita. Confronto reale con PRK, FEMTOLASIK e SMILE.
Quando si parla di lenti a contatto, quasi tutti ragionano nello stesso modo: “una confezione costa 50-60 euro, quindi non è una spesa così importante”. In realtà il problema è che il cervello tende a valutare il costo immediato e non il costo cumulativo di decenni di utilizzo.
Ed è proprio qui che i numeri diventano sorprendenti.
Un portatore abituale di lenti a contatto spesso non si rende conto che, nel corso della vita, può arrivare a spendere cifre paragonabili a quelle di un’automobile nuova.
Per capire davvero il fenomeno abbiamo simulato uno scenario realistico: un paziente che inizia a utilizzare lenti giornaliere a 16 anni e continua fino ai 55 anni, utilizzandole tutti i giorni su entrambi gli occhi. Non si tratta quindi di un caso estremo, ma di una situazione estremamente comune.
Partiamo dal dato più semplice. Utilizzando lenti giornaliere, un paziente consuma circa 730 lenti all’anno. Tradotto nella pratica significa acquistare circa 9 confezioni da 90 lenti ogni anno. Considerando un prezzo medio realistico di circa 55 euro a confezione per lenti moderne silicone hydrogel di fascia medio-premium, il costo annuale delle sole lenti arriva rapidamente a circa 500 euro all’anno.
Ed è qui che molti fanno il primo errore: pensano che il costo reale sia solamente quello.
In realtà praticamente nessun portatore di lenti vive senza occhiali. Anche chi utilizza lenti a contatto quotidianamente necessita comunque di un paio di occhiali di backup, di occhiali da usare durante influenze, allergie, irritazioni oculari, serate a casa o periodi di secchezza oculare. Inoltre la gradazione cambia nel tempo, le lenti degli occhiali si rigano, le montature si rompono o semplicemente vengono sostituite.
Se consideriamo un cambio occhiali ogni due anni con una qualità medio-buona, il costo medio annualizzato può facilmente superare i 200 euro all’anno.
A questo si aggiungono poi tutti quei costi “invisibili” che quasi nessuno considera davvero: lacrime artificiali, colliri per secchezza, visite oculistiche periodiche, prodotti accessori, acquisti extra in emergenza o confezioni buttate e perse. Ed è così che il costo reale annuale di un portatore abituale può arrivare realisticamente tra 700 e 900 euro all’anno.
A questo punto arriva la domanda più interessante: quanto significa tutto questo nell’arco della vita?
Se ipotizzassimo un mondo irreale in cui i prezzi rimangano identici per quasi quarant’anni, il costo totale tra i 16 e i 55 anni sarebbe già impressionante. Sommando lenti, occhiali e prodotti accessori si arriva infatti attorno ai 30.000 euro complessivi.
Ma questo scenario ha un grosso problema: non tiene conto dell’inflazione.
Ed è proprio l’inflazione l’aspetto che cambia completamente tutto.
Molti pazienti non si rendono conto che le lenti a contatto rappresentano una spesa sanitaria cronica. Questo significa che il loro costo tende ad aumentare progressivamente nel tempo. Una confezione che oggi costa 55 euro, mantenendo una crescita relativamente moderata del 2,5% annuo, potrebbe tranquillamente superare i 100 euro tra 25-30 anni.
Quando questo incremento viene applicato per quasi quattro decenni consecutivi, il risultato cambia enormemente.
In uno scenario realistico, considerando l’inflazione media sanitaria, il costo cumulativo totale di un portatore abituale di lenti giornaliere può superare facilmente i 45.000-55.000 euro nel corso della vita.
E nei pazienti con lenti toriche o multifocali i numeri diventano ancora più impressionanti. In questi casi il costo lifetime può arrivare tranquillamente oltre i 60.000-70.000 euro.
La cosa più interessante è che quasi nessuno percepisce davvero questa cifra, perché il cervello continua a ragionare in termini di “50 euro ogni tanto” invece che in termini di spesa cumulativa protratta per decenni.
A questo punto diventa inevitabile aprire un’altra riflessione: il confronto con la chirurgia refrattiva.
Procedure moderne come PRK, FEMTOLASIK, SMILE o ICL hanno certamente un costo iniziale più elevato (da 1600-2200 euro ad occhio), ma quando vengono confrontate con decenni di utilizzo continuativo di lenti giornaliere premium, il break-even economico può arrivare sorprendentemente presto. In molti casi il costo cumulativo delle lenti supera quello della chirurgia già entro 6-12 anni.
Naturalmente il laser non elimina completamente tutte le spese. Alcuni pazienti continuano a utilizzare occhiali occasionalmente, possono servire colliri, può comparire la presbiopia e in alcuni casi sono necessari enhancement nel tempo. Tuttavia il confronto economico nel lungo periodo diventa estremamente interessante soprattutto nei pazienti giovani e grandi utilizzatori di lenti.
Esiste poi un altro aspetto di cui si parla poco ma che pesa moltissimo sulla qualità di vita: il costo pratico e psicologico delle lenti a contatto.
Molti portatori convivono quotidianamente con qualche ora di fastidio serale, secchezza oculare, necessità di portare sempre ricambi, dipendenza dai colliri, limitazioni durante viaggi o sport e la continua gestione quotidiana di un dispositivo medico che deve essere inserito e rimosso ogni giorno.
Sono aspetti difficili da quantificare economicamente, ma che nel lungo periodo incidono enormemente sulla percezione del benessere visivo.
Le lenti a contatto giornaliere rimangono oggi una soluzione straordinaria dal punto di vista della comodità e della qualità visiva. Tuttavia il loro costo reale nel lungo periodo è enormemente sottovalutato dalla maggior parte delle persone.
E forse la domanda più interessante non è quanto costi una confezione oggi, ma quanto costerà davvero quella scelta nell’arco di quarant’anni.

Scritto da
Umberto CamellinMedico Chirurgo Oculista
Il Dott. Umberto Camellin è un chirurgo oculista con attività clinica e chirurgica nell’ambito della cataratta e della chirurgia refrattiva, con particolare attenzione alla personalizzazione del risultato e alla gestione dei casi complessi, come le cornee irregolari e il cheratocono. Accanto alla pratica clinica, si occupa di ricerca applicata con un interesse specifico per la biometria avanzata, l’analisi pupillometrica e corneale, la statistica inferenziale e il machine learning. È autore di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e partecipa regolarmente come relatore a congressi nazionali e internazionali. Svolge la sua attività presso SEKAL Microchirurgia e presso l’Ospedale Mater Salutis di Legnago, seguendo il paziente dalla diagnosi al trattamento chirurgico.
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