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Intervento di cataratta: come funziona, quanto dura e cosa si sente

·9 min di lettura·Livello: 🟢 Base·di Massimo Camellin
intervento cataratta

Come si svolge realmente l’intervento di cataratta? Dall’anestesia alla nuova lente, vediamo quanto dura e cosa percepisce il paziente.

Per molti pazienti l’intervento di cataratta rappresenta la prima vera esperienza in una sala operatoria oculistica e, comprensibilmente, le domande più frequenti non riguardano soltanto il risultato visivo. Si vuole sapere quanto durerà l’operazione, se si proverà dolore, se sarà necessario rimanere immobili, cosa si vedrà durante l’intervento e quanto tempo servirà per tornare alle normali attività.

La chirurgia della cataratta moderna è molto diversa da quella che veniva eseguita alcuni decenni fa. Oggi, nella maggior parte dei casi, l’intervento viene effettuato attraverso incisioni corneali di pochi millimetri, in anestesia locale e senza necessità di ricovero. Il cristallino divenuto opaco viene rimosso e sostituito con una lente intraoculare artificiale, chiamata IOL, destinata a rimanere stabilmente all’interno dell’occhio. [1,2]

Comprendere in anticipo ciò che avviene durante quei minuti aiuta spesso ad affrontare l’intervento con molta più tranquillità.

Prima dell’intervento: non si sceglie soltanto di togliere la cataratta

Prima della chirurgia vengono eseguite alcune misurazioni fondamentali per studiare l’occhio e calcolare il potere della lente intraoculare da impiantare.

La biometria misura, tra gli altri parametri, la lunghezza dell’occhio e le caratteristiche ottiche necessarie al calcolo della IOL. La cornea viene inoltre valutata per determinarne curvatura e astigmatismo.

Questa fase è importante perché oggi l’intervento di cataratta non ha soltanto l’obiettivo di rimuovere un cristallino opaco, ma permette anche di pianificare quale condizione refrattiva ottenere dopo l’operazione.

Le lenti monofocali rappresentano la soluzione più tradizionale; nei pazienti con astigmatismo possono essere utilizzate IOL toriche, mentre in soggetti accuratamente selezionati possono essere prese in considerazione lenti con maggiore profondità di fuoco o multifocalità. La scelta deve essere effettuata considerando caratteristiche dell’occhio, esigenze visive e aspettative del singolo paziente. Le attuali raccomandazioni europee sottolineano proprio l’importanza di una decisione condivisa tra chirurgo e paziente. [1]

Che tipo di anestesia viene utilizzata?

Nella maggior parte degli interventi moderni non è necessaria un’anestesia generale.

L’anestesia viene frequentemente effettuata mediante colliri o gel anestetici applicati direttamente sulla superficie dell’occhio. In alcuni casi è possibile aggiungere anestetico all’interno della camera anteriore oppure utilizzare altre tecniche di anestesia locale quando le caratteristiche del paziente o dell’intervento lo richiedono.

Le linee guida ESCRS indicano l’anestesia topica come la tecnica più utilizzata nei pazienti nei quali è appropriata e riportano che l’aggiunta di lidocaina intracamerale può contribuire a ridurre ulteriormente la percezione dolorosa. [1,3]

Una lieve sedazione può essere utile in alcuni pazienti particolarmente ansiosi, ma non deve essere confusa con l’anestesia generale: normalmente il paziente rimane cosciente e può comunicare con il chirurgo.

Ma l’occhio rimane aperto?

Questa è una delle preoccupazioni più comuni.

All’inizio dell’intervento viene posizionato un piccolo strumento, chiamato blefarostato, che mantiene delicatamente separate le palpebre. Di conseguenza il paziente non deve preoccuparsi di riuscire a tenere volontariamente l’occhio aperto e non può compromettere l’intervento semplicemente perché sente il bisogno di ammiccare.

La zona intorno all’occhio viene isolata con un telo sterile e il chirurgo opera osservando le strutture oculari attraverso un microscopio.

È invece utile mantenere la testa il più possibile ferma e seguire le indicazioni del chirurgo. Se si deve tossire, starnutire oppure si avverte un fastidio importante, è sufficiente comunicarlo: non è necessario resistere in silenzio.

Come viene rimossa la cataratta?

La tecnica più utilizzata è la facoemulsificazione.

Il chirurgo realizza una o più piccole incisioni alla periferia della cornea e accede alla parte anteriore dell’occhio. Viene quindi creata un’apertura circolare nella capsula che avvolge il cristallino, chiamata capsuloressi.

Attraverso questa apertura si raggiunge il cristallino opacizzato.

Una sottile sonda utilizza energia a frequenza ultrasonica per frammentare il nucleo del cristallino; contemporaneamente un sistema di irrigazione e aspirazione consente di rimuoverne progressivamente il materiale mantenendo stabile l’interno dell’occhio.

La parte posteriore della capsula viene invece conservata: sarà proprio questo sottile involucro naturale a sostenere la nuova lente artificiale.

Come viene inserita la lente?

Una volta eliminata la cataratta, la IOL viene inserita attraverso la stessa piccola incisione.

Le moderne lenti intraoculari sono pieghevoli. Vengono introdotte mediante un apposito iniettore e, una volta all’interno dell’occhio, si aprono raggiungendo la propria forma definitiva all’interno del sacco capsulare.

Non è quindi necessario realizzare un’incisione delle dimensioni della lente.

Al termine dell’intervento vengono rimossi i materiali utilizzati durante la chirurgia, controllata la stabilità delle incisioni e somministrati i farmaci previsti dal protocollo chirurgico. Le attuali raccomandazioni ESCRS indicano inoltre l’impiego di antibiotico intracamerale al termine dell’intervento come misura efficace per ridurre il rischio di endoftalmite postoperatoria. [1]

Nella maggior parte degli interventi standard le piccole incisioni corneali sono autosigillanti e non richiedono punti di sutura.

Quanto dura realmente l’intervento?

Per una cataratta non complicata, il tempo chirurgico vero e proprio è generalmente breve.

Il materiale informativo della European Society of Cataract and Refractive Surgeons indica una durata tipica di circa 20 minuti per occhio, anche se un intervento standard eseguito in condizioni favorevoli può essere completato in tempi inferiori. [4]

È importante però distinguere il tempo dell’operazione dalla permanenza complessiva nella struttura.

Prima dell’intervento devono essere effettuati preparazione, dilatazione pupillare, controlli e anestesia; al termine è necessario un periodo di osservazione e vengono fornite le indicazioni per la terapia domiciliare. La permanenza complessiva sarà quindi necessariamente più lunga dei pochi minuti trascorsi sotto il microscopio.

Cataratte particolarmente dure, pupille che si dilatano poco, precedenti interventi oculari o altre condizioni anatomiche possono inoltre rendere la procedura più complessa e aumentarne la durata.

Cosa si sente durante l’intervento?

La risposta più corretta è che normalmente non si dovrebbe avvertire un vero dolore, ma questo non significa che non si percepisca assolutamente nulla.

Si possono avvertire il contatto iniziale delle gocce, una lieve pressione, la presenza di liquido sulla superficie dell’occhio oppure alcune sensazioni legate alle diverse fasi dell’intervento.

In uno studio prospettico su 100 pazienti sottoposti a facoemulsificazione in anestesia topica, il punteggio medio complessivo del dolore su una scala da 0 a 10 è stato di 1,46. [5]

La percezione varia comunque da persona a persona. Se durante l’operazione compare dolore, è importante dirlo immediatamente al chirurgo, che può valutare la necessità di integrare l’anestesia.

E cosa si vede mentre il chirurgo opera?

Forse questa è la parte che sorprende maggiormente chi affronta il primo intervento.

L’occhio è anestetizzato, ma la retina continua a percepire la luce.

Il paziente può quindi vedere una luce intensa proveniente dal microscopio e, durante le diverse fasi della procedura, percepire colori, ombre, movimenti, forme o variazioni della luminosità.

Questo non significa assistere nitidamente al proprio intervento.

Uno studio condotto su 209 occhi ha mostrato che i colori più frequentemente riferiti durante la chirurgia erano blu, rosso, rosa, giallo e verde; la maggioranza dei pazienti descriveva queste esperienze visive come piacevoli o neutre. [6]

Altri studi hanno confermato che durante la facoemulsificazione in anestesia topica sono comuni la percezione di luce, colori e movimenti. [7]

Informare il paziente prima dell’intervento è utile proprio perché una sensazione perfettamente normale può creare ansia quando arriva inaspettatamente.

Bisogna stare completamente immobili?

È richiesta collaborazione, non immobilità assoluta.

Il chirurgo guida generalmente il paziente durante tutta la procedura e può chiedergli di guardare verso una determinata luce o semplicemente di mantenere lo sguardo nella posizione indicata.

Piccoli movimenti fisiologici non rappresentano normalmente un problema.

È invece importante non effettuare movimenti bruschi della testa. Se compare la necessità di tossire, starnutire o cambiare posizione, la cosa migliore è avvertire prima il chirurgo.

Cosa succede appena finito?

Al termine dell’intervento il paziente può alzarsi e tornare a casa nella stessa giornata.

La vista non deve necessariamente essere perfetta immediatamente.

La pupilla può rimanere dilatata per alcune ore, la cornea può essere lievemente edematosa e sono possibili appannamento, fotofobia, lacrimazione o una sensazione simile alla presenza di un piccolo corpo estraneo.

Nella maggior parte dei pazienti il comfort è buono e il recupero visivo diventa evidente già nei primi giorni. Il materiale informativo ESCRS indica che la visione recupera generalmente in maniera sostanziale entro 2–3 giorni, anche se la stabilizzazione completa può richiedere più tempo e varia in funzione delle caratteristiche dell’occhio e dell’intervento. [4]

Vengono prescritti colliri postoperatori e programmati i controlli necessari.

Quando invece bisogna preoccuparsi?

Dopo un intervento di cataratta un modesto fastidio può essere normale; un dolore importante o progressivamente crescente non dovrebbe invece essere ignorato.

È opportuno contattare rapidamente l’oculista se compaiono un marcato peggioramento della vista, dolore crescente, importante arrossamento, fotofobia intensa oppure altri sintomi indicati dal chirurgo al momento della dimissione. [1,4]

Il controllo postoperatorio non serve soltanto a verificare quanti decimi si vedono, ma anche a controllare la pressione oculare, la cornea, la posizione della lente e la corretta risposta dell’occhio alla chirurgia.

Un intervento breve, ma preparato molto prima

La chirurgia della cataratta dura pochi minuti, ma il risultato non dipende soltanto da ciò che accade in sala operatoria.

La valutazione preoperatoria, la biometria, lo studio della cornea, la scelta della lente intraoculare e la comprensione delle esigenze del paziente sono parte integrante dell’intervento.

Sapere in anticipo cosa aspettarsi permette anche di viverlo con maggiore serenità: nella maggior parte dei casi il paziente rimane sveglio, non prova un vero dolore, percepisce principalmente luce e colori e può comunicare con il chirurgo durante tutta la procedura.

La cataratta viene rimossa e sostituita con una lente artificiale in un intervento generalmente breve, ma dietro quei pochi minuti vi è una pianificazione che deve essere personalizzata per ogni singolo occhio.

BIBLIOGRAFIA

  1. Wanten JC, Till V, Findl O, Cochener-Lamard B, Kohnen T, Nuijts RMMA, et al.; ESCRS Cataract Surgery Guidelines Working Group. ESCRS guideline for cataract surgery 2024: executive summary. J Cataract Refract Surg. 2026;52(9). doi:10.1097/j.jcrs.0000000000002012.
  2. Miller KM, Oetting TA, Tweeten JP, Carter K, Lee BS, Lin S, et al.; American Academy of Ophthalmology Preferred Practice Pattern Cataract/Anterior Segment Panel. Cataract in the Adult Eye Preferred Practice Pattern. Ophthalmology. 2022;129(1). doi:10.1016/j.ophtha.2021.10.006.
  3. Tan CS, Fam HB, Heng WJ, Lee HM, Saw SM, Au Eong KG. Analgesic effect of supplemental intracameral lidocaine during phacoemulsification under topical anaesthesia: a randomised controlled trial. Br J Ophthalmol. 2011. doi:10.1136/bjo.2010.188003.
  4. European Society of Cataract and Refractive Surgeons. Cataract Surgery – Patient Portal. ESCRS.
  5. O'Brien PD, Fulcher T, Wallace D, Power W. Patient pain during different stages of phacoemulsification using topical anesthesia. J Cataract Refract Surg. 2001;27(6):880-883. doi:10.1016/S0886-3350(00)00757-4.
  6. Wenzel M, Schulze Schwering M. Which colours are seen by the patient during cataract surgery? Results of an intraoperative interview. Eye (Lond). 2016;30(3):385-391. doi:10.1038/eye.2015.239.
  7. Au Eong KG, Low CH, Heng WJ, Aung T, Lim TH, Ho SH, Yong VS. Subjective visual experience during phacoemulsification and intraocular lens implantation under topical anesthesia. Ophthalmology. 2000;107(2):248-250. doi:10.1016/S0161-6420(99)00080-9.
Massimo Camellin

Scritto da

Massimo Camellin

Direttore Sanitario, Medico Chirurgo Specialista in Oftalmologia

Fondatore di SEKAL e punto di riferimento internazionale nella chirurgia refrattiva, il Dr. Camellin è l'inventore della tecnica LASEK e del sistema di lenti intraoculari Camellens. Con decenni di ricerca e migliaia di interventi all'attivo, coordina personalmente i protocolli clinici del centro, garantendo i più alti standard di sicurezza e innovazione.

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