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Fa male operarsi con il laser agli occhi? La verità senza filtri

·5 min di lettura·Livello: 🟢 Base·di Umberto Camellin
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La paura del dolore è normalissima. Ma la chirurgia refrattiva moderna è molto diversa da come molti la immaginano.

Questa è probabilmente la domanda che tutti fanno… ma che quasi nessuno ammette subito.

“Ma durante il laser senti dolore?”

È una paura assolutamente normale. Dopotutto stiamo parlando degli occhi, una delle parti più sensibili ed innervate del nostro corpo. Molti pazienti arrivano alla visita immaginando scene quasi fantascientifiche, strumenti enormi, dolore intenso o settimane di sofferenza. La realtà è molto diversa.

La risposta breve è che durante l’intervento, nella stragrande maggioranza dei casi, non si avverte alcun fastidio.

La chirurgia refrattiva moderna viene eseguita con anestesia topica in gocce. L’occhio viene anestetizzato localmente e durante il trattamento il paziente percepisce generalmente luci, pressione, qualche sensazione di contatto e talvolta un lieve fastidio, ma non un vero dolore.

Ed è proprio questo che sorprende la maggior parte delle persone.

Una delle frasi che sentiamo più spesso al termine dell’intervento è:

“Pensavo molto peggio.”

Ma per rispondere in modo completo alla domanda bisogna fare una distinzione importante. Non tutte le tecniche sono uguali e il decorso postoperatorio può essere molto diverso a seconda della procedura utilizzata.

Fa male la PhotoRefractive Keratectomy (PRK)?

Quando si parla di fastidio dopo il laser agli occhi, la PhotoRefractive Keratectomy (PRK) è probabilmente la tecnica che genera più dubbi.

E in parte è comprensibile.

Durante la PRK il trattamento viene eseguito sulla superficie della cornea, a fine intervento viene applicata una lente a contatto morbida terapeutica che verrà lasciata in sede solo per qualche giorno; poichè lo strato più superficiale dell’occhio, chiamato epitelio, deve rigenerarsi spontaneamente.

È proprio questa fase di guarigione che può provocare bruciore, lacrimazione, sensibilità alla luce e la tipica sensazione di avere un corpo estraneo nell’occhio, alcuni pazienti lo definiscono un fastidio comparabile ad una congiuntivite.

Il fastidio è generalmente più intenso nei primi due o tre giorni e tende poi a migliorare progressivamente.

Questo però non significa che la PRK sia una tecnica “vecchia” o meno valida.

Anzi.

Ancora oggi la PRK rappresenta una delle procedure più utilizzate al mondo e continua ad avere indicazioni molto precise. In molti casi permette di preservare al massimo la biomeccanica corneale e di risparmiare tessuto corneale rispetto ad altre procedure.

In altre parole, qualche giorno di fastidio iniziale non significa necessariamente una scelta peggiore.

Significa semplicemente un percorso di guarigione diverso.

Fa male la Transepithelial PhotoRefractive Keratectomy (TransPRK o t-PRK)?

La Transepithelial PhotoRefractive Keratectomy (TransPRK), spesso chiamata anche PRK No-Touch, rappresenta l’evoluzione più moderna della PRK.

In questa procedura è il laser stesso a rimuovere l’epitelio e a correggere il difetto refrattivo in un unico passaggio, senza strumenti meccanici a contatto con la cornea.

Molti studi suggeriscono che la guarigione possa essere leggermente più rapida e più regolare rispetto alla PRK tradizionale.

Tuttavia il principio biologico rimane lo stesso: l’epitelio deve comunque rigenerarsi.

Per questo motivo il decorso postoperatorio è generalmente simile a quello della PRK, anche se spesso percepito come più confortevole.

Fa male la Femtosecond Laser-Assisted In Situ Keratomileusis (FemtoLASIK)?

La Femtosecond Laser-Assisted In Situ Keratomileusis (FemtoLASIK) segue una filosofia completamente diversa.

In questo caso il trattamento viene eseguito all’interno della cornea grazie alla creazione di un sottilissimo flap corneale mediante laser a femtosecondi.

Poiché la superficie dell’occhio viene coinvolta molto meno rispetto alla PRK, il recupero tende ad essere decisamente più rapido.

Nella maggior parte dei casi il fastidio è limitato alle prime ore dopo l’intervento.

I pazienti descrivono spesso una lieve sensazione di corpo estraneo, un po’ di bruciore o una temporanea secchezza oculare.

Molti riferiscono già il giorno successivo una visione sorprendentemente buona e un livello di comfort elevato.

È proprio questo uno dei motivi per cui la FemtoLASIK continua a essere una delle tecniche più utilizzate nel mondo.

Fa male la Kerato Lenticule Extraction (KLEX)?

Negli ultimi anni si è parlato molto delle procedure appartenenti alla famiglia della Kerato Lenticule Extraction (KLEX).

In questa categoria rientrano tecniche come la Small Incision Lenticule Extraction (SMILE), la SmartSight e la Smooth Incision Lenticule Keratomileusis (SILK).

Anche in questo caso il trattamento avviene all’interno della cornea e non richiede la creazione di un flap completo come nella FemtoLASIK.

Il fastidio postoperatorio è generalmente molto contenuto.

La maggior parte dei pazienti riferisce una lieve irritazione, una sensazione di pressione o la percezione di un occhio leggermente diverso dal solito nelle prime ore dopo l’intervento.

Più che di dolore, si parla generalmente di un temporaneo disagio.

Anche il recupero visivo tende a essere rapido, sebbene ogni occhio abbia tempi di guarigione differenti.

Durante l’intervento “il laser si sente”?

Un’altra paura molto diffusa riguarda il laser stesso.

Molti immaginano di sentire il laser mentre lavora sull’occhio.

In realtà il laser non provoca dolore.

Durante il trattamento il paziente vede luci, percepisce talvolta qualche variazione di luminosità e può avvertire una leggera pressione dovuta ai sistemi di centraggio o di aspirazione utilizzati da alcune piattaforme.

Ma il laser in sé non viene percepito come doloroso.

Inoltre i moderni sistemi di eye tracking seguono i movimenti oculari in tempo reale e consentono livelli di precisione impensabili fino a pochi anni fa.

La verità senza filtri

La paura prima dell’intervento è quasi sempre molto più grande del fastidio reale.

Questo non significa che il decorso sia identico per tutti o che non possano esserci giorni più impegnativi, soprattutto dopo una PRK.

Significa però che la maggior parte dei pazienti scopre rapidamente che l’esperienza è molto meno traumatica di quanto avesse immaginato.

Ed è una frase che sentiamo continuamente appena il paziente si alza dal lettino:

“Se lo avessi saputo prima, lo avrei fatto anni fa.”

Umberto Camellin

Scritto da

Umberto Camellin

Medico Chirurgo Oculista

Il Dott. Umberto Camellin è un chirurgo oculista con attività clinica e chirurgica nell’ambito della cataratta e della chirurgia refrattiva, con particolare attenzione alla personalizzazione del risultato e alla gestione dei casi complessi, come le cornee irregolari e il cheratocono. Accanto alla pratica clinica, si occupa di ricerca applicata con un interesse specifico per la biometria avanzata, l’analisi pupillometrica e corneale, la statistica inferenziale e il machine learning. È autore di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e partecipa regolarmente come relatore a congressi nazionali e internazionali. Svolge la sua attività presso SEKAL Microchirurgia e presso l’Ospedale Mater Salutis di Legnago, seguendo il paziente dalla diagnosi al trattamento chirurgico.

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