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Cosa misurano le diottrie? E i decimi? Scopri perché non sono la stessa cosa e perché i “gradi” non esistono.
“Dottore, ho 5 gradi di miopia.”
È una delle frasi che sentiamo più spesso durante una visita oculistica.
Eppure, dal punto di vista medico, contiene almeno un piccolo errore.
Perché in oculistica non parliamo di gradi. Parliamo di diottrie e di decimi visivi. E, anche se spesso vengono confusi, sono due cose completamente diverse.
Capire questa differenza aiuta non solo a comprendere meglio la propria situazione visiva, ma anche a interpretare correttamente visite oculistiche, prescrizioni di occhiali e possibilità offerte dalla chirurgia refrattiva.
Le diottrie rappresentano l’unità di misura del difetto refrattivo dell’occhio.
In parole semplici, indicano quanta correzione ottica serve per mettere perfettamente a fuoco le immagini sulla retina.
Se l’occhio è miope, ipermetrope o presenta astigmatismo, le diottrie quantificano l’entità di questo difetto.
Ad esempio:
Le diottrie, quindi, non misurano quanto vediamo.
Misurano semplicemente quale lente serve per correggere il difetto ottico.
Se paragoniamo l’occhio ad una macchina fotografica le diottrie corrispondono al potere della lente necessaria per la messa a fuoco della stessa.
I decimi visivi misurano invece un concetto completamente diverso.
Rappresentano quanto riusciamo effettivamente a distinguere dettagli fini, generalmente utilizzando le classiche tabelle con lettere di dimensioni progressivamente più piccole.
Quando diciamo che una persona vede 10/10 (“dieci decimi”), stiamo dicendo che riesce a distinguere dettagli considerati normali per quella distanza di osservazione.
Una persona che vede 5/10 (“cinque decimi”) riesce invece a leggere solo lettere più grandi.
Se paragoniamo sempre l’occhio ad una macchina fotografica i decimi corrispondono alla capacità della macchina fotografica di immortalare gli oggetti fotografati, quindi alle sue capacità e qualità.
I decimi, quindi, rispondono alla domanda:
“Quanto riesco a vedere?”
Le diottrie rispondono invece alla domanda:
“Di quanta correzione ho bisogno per vedere i dieci decimi?”
Le cose possono però essere più complicate. Ad esempio un paziente emmetrope (che non ha quindi bisogno di correzione con occhiali) è in grado di vedere 10/10 senza lenti. Un paziente semplicemente miope, ipermetrope o astigmatico vedrà 10/10 con determinate lenti, mentre senza lenti sarà in grado di vedere meno (ad esempio “tre decimi”) e questo dipenderà dall’entità del difetto refrattivo del paziente, quindi dalla diottrie.
Infine, esistono pazienti con patologie retiniche, corneale ecc che nonostante la miglior correzione diottrica con occhiali o con lenti a contatto non riusciranno mai a vedere i famosi “dieci decimi”.
Per abitudine. Il termine “gradi” è entrato nel linguaggio comune da moltissimi anni, ma dal punto di vista scientifico non è corretto.
Quando un paziente dice:
“Ho 4 gradi di miopia”
in realtà intende dire:
“Ho circa 4 diottrie di miopia.”
È un errore molto diffuso e assolutamente comprensibile.
Ma conoscere la terminologia corretta aiuta a comprendere meglio le spiegazioni del proprio oculista.
Come già introdotto: non necessariamente!
Ed è proprio qui che nasce gran parte della confusione.
Una persona con -5 diottrie di miopia, senza occhiali, vedrà generalmente molto poco da lontano.
Tuttavia, se quella persona indossa la giusta correzione e l’occhio è sano, può tranquillamente raggiungere 10/10.
Allo stesso modo, una persona può avere una correzione ottimale e non riuscire comunque a raggiungere 10/10.
Perché? Perché i decimi dipendono anche dalla salute dell’occhio.
La qualità visiva non dipende soltanto dal difetto refrattivo.
Entrano in gioco molti altri fattori, tra cui:
In queste situazioni, anche utilizzando la migliore correzione possibile, il paziente potrebbe non raggiungere i 10/10.
Ed è proprio per questo motivo che durante una visita oculistica vengono sempre valutati sia la refrazione sia l’acuità visiva.
Anche qui la risposta è: non sempre.
Una persona giovane con una lieve ipermetropia può raggiungere spontaneamente 10/10 grazie alla capacità accomodativa del cristallino.
Allo stesso modo, alcuni pazienti con minimi difetti refrattivi possono comunque ottenere una visione eccellente.
Viceversa, pazienti con miopie elevate possono raggiungere 10/10 grazie alla correzione adeguata.
Per questo motivo, dire semplicemente:
“Vedo 10/10” non basta a descrivere completamente la situazione refrattiva di un occhio.
La chirurgia refrattiva agisce principalmente sulle diottrie.
L’obiettivo del trattamento è ridurre o eliminare il difetto refrattivo, cercando di ottenere la migliore qualità visiva possibile senza occhiali o lenti a contatto.
Tuttavia, il laser per la chirurgia refrattiva non può curare patologie retiniche, maculari o del nervo ottico.
Se un paziente presenta condizioni che limitano i decimi visivi, la chirurgia refrattiva non sarà in grado di eliminarle.
Ed è proprio per questo che una visita refrattiva completa non serve soltanto a capire quante diottrie correggere, ma soprattutto a valutare quale risultato visivo sia realisticamente ottenibile.
Possiamo riassumerla così.
Le diottrie indicano quanto difetto refrattivo è presente.
I decimi indicano quanto bene riusciamo a vedere.
I gradi, invece, in oculistica… semplicemente non esistono.
E forse la prossima volta che qualcuno vi chiederà:
“Quanti gradi hai?”
potrete rispondere sorridendo: In realtà si chiamano diottrie!

Scritto da
Umberto CamellinMedico Chirurgo Oculista
Il Dott. Umberto Camellin è un chirurgo oculista con attività clinica e chirurgica nell’ambito della cataratta e della chirurgia refrattiva, con particolare attenzione alla personalizzazione del risultato e alla gestione dei casi complessi, come le cornee irregolari e il cheratocono. Accanto alla pratica clinica, si occupa di ricerca applicata con un interesse specifico per la biometria avanzata, l’analisi pupillometrica e corneale, la statistica inferenziale e il machine learning. È autore di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e partecipa regolarmente come relatore a congressi nazionali e internazionali. Svolge la sua attività presso SEKAL Microchirurgia e presso l’Ospedale Mater Salutis di Legnago, seguendo il paziente dalla diagnosi al trattamento chirurgico.
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