
Laser occhi: è davvero sicuro o vi state prendendo un rischio inutile?
Laser occhi: quanto è sicuro davvero? Rischi reali, complicanze e fattori chiave per capire se sei il candidato giusto alla chirurgia refrattiva.
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Come funziona la FEMTOLASIK, tempi di recupero e quando è davvero indicata. Non esiste una tecnica migliore, ma quella giusta per voi.
Difficoltà di lettura: Base
Se state valutando il laser agli occhi, è probabile che vi siate imbattuti nel termine FEMTOLASIK. Spesso viene presentata come una tecnica moderna e avanzata, ma raramente viene spiegato in modo chiaro cosa succede davvero durante l’intervento e, soprattutto, per chi è davvero adatta.
La FEMTOLASIK è una tecnica di chirurgia refrattiva che utilizza due tipi di laser per correggere difetti visivi come miopia, astigmatismo ed ipermetropia. A differenza di altre tecniche, non lavora direttamente sulla superficie corneale, ma su uno strato più profondo, seguendo una logica leggermente diversa.
Il primo passaggio consiste nella creazione di un sottile lembo corneale, chiamato flap, tramite un laser a femtosecondi. Questo laser permette di eseguire un taglio estremamente preciso all’interno della cornea, senza l’utilizzo di strumenti meccanici. Una volta creato, questo lembo viene delicatamente sollevato dal chirurgo, esponendo lo strato sottostante su cui verrà effettuata la correzione.
A questo punto entra in gioco il laser ad eccimeri, che rimodella la cornea con una precisione molto elevata, correggendo il difetto visivo in base alle caratteristiche specifiche dell’occhio. Terminato il trattamento, il flap viene riposizionato nella sua sede naturale, dove aderisce spontaneamente senza bisogno di punti.
Uno dei motivi per cui la FEMTOLASIK è così diffusa è legato al recupero visivo. Nella maggior parte dei casi, la visione migliora già nelle prime ore dopo l’intervento e il fastidio è minimo. Questo la rende particolarmente interessante per chi desidera tornare rapidamente alle proprie attività quotidiane. Tuttavia, questo vantaggio non deve far pensare che sia automaticamente la scelta migliore per tutti. La rapidità del recupero non deve essere mai il criterio principale di scelta! È importante infatti considerare che la presenza del flap può essere associata a una maggiore tendenza alla secchezza oculare, soprattutto nei primi mesi, e rappresenta una variabile da tenere in considerazione in pazienti con particolari esigenze: in chi pratica sport di contatto o attività con rischio di traumi oculari, ad esempio, altre tecniche possono risultare più indicate nel lungo periodo.
Dal punto di vista delle indicazioni, la FEMTOLASIK è particolarmente efficace nella correzione della miopia lieve e moderata, dell’astigmatismo anche elevato e, in molti casi, dell’ipermetropia. Tuttavia, esistono situazioni in cui altre tecniche, come PRK, SMILE, ICL possono essere più appropriate. La differenza non sta nella qualità del laser, ma nelle caratteristiche dell’occhio.
Ed è proprio questo il punto più importante da capire. Non esiste una tecnica “migliore” in senso assoluto. Esiste una tecnica più adatta alla vostra situazione specifica, che dipende da fattori come lo spessore corneale, la forma dell’occhio, il tipo di difetto visivo e anche aspetti più pratici, come la conformazione anatomica dell’orbita. Anche dettagli apparentemente secondari possono influenzare la scelta finale.
Per questo motivo, durante la visita preoperatoria vengono analizzati tutti i parametri necessari per stabilire se siete idonei e quale tecnica offre il miglior equilibrio tra sicurezza, qualità visiva e stabilità nel tempo. Una scelta ben fatta in questa fase è ciò che rende il risultato prevedibile.
Per un chirurgo, avere a disposizione più tecnologie non serve a “offrire più opzioni”, ma a scegliere quella giusta senza forzature. È anche per questo che un centro che esegue diverse tecniche può adattare il trattamento al paziente, e non il contrario.
Alla fine, la FEMTOLASIK è una tecnica estremamente efficace e sicura quando è indicata correttamente. Ma, come per tutta la chirurgia refrattiva, il risultato non dipende dal nome della procedura.
Dipende dalla scelta fatta prima dell’intervento.

Scritto da
Umberto CamellinMedico Chirurgo Oculista
Il Dott. Umberto Camellin è un chirurgo oculista con attività clinica e chirurgica nell’ambito della cataratta e della chirurgia refrattiva, con particolare attenzione alla personalizzazione del risultato e alla gestione dei casi complessi, come le cornee irregolari e il cheratocono. Accanto alla pratica clinica, si occupa di ricerca applicata con un interesse specifico per la biometria avanzata, l’analisi pupillometrica e corneale, la statistica inferenziale e il machine learning. È autore di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e partecipa regolarmente come relatore a congressi nazionali e internazionali. Svolge la sua attività presso SEKAL Microchirurgia e presso l’Ospedale Mater Salutis di Legnago, seguendo il paziente dalla diagnosi al trattamento chirurgico.
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