
Lenti intraoculari: dalla teoria alla pratica clinica
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Camellens introduce un approccio modulare nella cataratta: più flessibilità e possibilità di modifica nel tempo.
L’intervento di cataratta non è più una procedura standard.
Oggi può essere personalizzato.
Questo significa che non si sostituisce solo un cristallino opaco, ma si costruisce un risultato visivo in base alle caratteristiche dell’occhio e alle esigenze del paziente.
È in questo contesto che nasce il concetto di lente intraoculare su misura.
Camellens è una famiglia di lenti ideata da Massimo Camellin e prodotta in Italia da Soleko, sviluppata a partire dall’esperienza clinica maturata in questi anni. Non è semplicemente una lente con caratteristiche diverse, ma una piattaforma che introduce un approccio differente alla chirurgia della cataratta.
Il punto non è solo cosa correggere.
È come gestire quella correzione nel tempo.
Alcune delle possibilità offerte, come la correzione dell’astigmatismo o il miglioramento della visione intermedia e da vicino, sono oggi presenti anche in altre lenti intraoculari. Questo è importante chiarirlo. La differenza sta altrove.
Camellens è una piattaforma modulare. Significa che è possibile combinare più lenti tra loro, inserendo una lente primaria e una secondaria, e soprattutto intervenire anche dopo l’intervento iniziale.
Questo cambia completamente la logica.
Non si tratta più di fare una scelta definitiva al momento della chirurgia.
Si apre la possibilità di adattare il risultato nel tempo.
In pratica, questo consente di:
- correggere l’astigmatismo
- migliorare la visione intermedia e da vicino
- intervenire anche dopo un pregresso intervento di cataratta o chirurgia refrattiva
gestire occhi complessi, come nel cheratocono
- modificare la strategia ottica se le esigenze visive cambiano.
La presenza di una seconda lente, posizionata nel solco, permette di mantenere una flessibilità che le lenti tradizionali non hanno. Non è solo una questione di correzione, ma di gestione nel tempo.
Questo approccio introduce tre concetti chiave:
- reversibilità, perché è possibile intervenire nuovamente
- sicurezza, perché non si altera l’impianto principale
- progressività, perché il risultato può essere adattato
La chirurgia della cataratta non è più un atto unico e definitivo, ma può diventare un percorso più dinamico, in cui il risultato viene costruito e, se necessario, modificato.
Oggi queste soluzioni sono già utilizzate nella pratica clinica e hanno trovato applicazione anche in altri Paesi, segno che questo tipo di approccio sta iniziando a diffondersi oltre il contesto locale.
È un esempio concreto di come l’innovazione non nasca solo dalla tecnologia, ma da un modo diverso di interpretare il problema.


Scritto da
Umberto CamellinMedico Chirurgo Oculista
Il Dott. Umberto Camellin è un chirurgo oculista con attività clinica e chirurgica nell’ambito della cataratta e della chirurgia refrattiva, con particolare attenzione alla personalizzazione del risultato e alla gestione dei casi complessi, come le cornee irregolari e il cheratocono. Accanto alla pratica clinica, si occupa di ricerca applicata con un interesse specifico per la biometria avanzata, l’analisi pupillometrica e corneale, la statistica inferenziale e il machine learning. È autore di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e partecipa regolarmente come relatore a congressi nazionali e internazionali. Svolge la sua attività presso SEKAL Microchirurgia e presso l’Ospedale Mater Salutis di Legnago, seguendo il paziente dalla diagnosi al trattamento chirurgico.
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