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Chirurgia con Laser ad Eccimeri: sulla superficie (LASEK) od
intrastromale (LASIK)?
E’ noto che il laser
ad eccimeri permette la correzione dei difetti di refrazione mediante
foto ablazione.
Questo termine
definisce semplicemente una vaporizzazione del tessuto corneale mediante
una particolare fonte di luce.
La cornea, piccola
cupola che copre la parte anteriore dell’occhio, ha la forma e le
dimensioni di una lente a contatto, ed è costituita sostanzialmente da 3
strati.
Il più esterno si
chiame epitelio e viene rinnovato continuamente in circa 10 giorni, ed
ha una funzione protettiva.
Lo strato intermedio
si chiama stroma ed è costituito da collagene e rappresenta il 90% dello
spessore corneale.
E’ proprio questo lo
strato che dobbiamo modificare per ottenere la correzione di un difetto
visivo.
Lo strato più interno
si chiama endotelio ed ha il nobile scopo di mantenere la cornea
trasparente grazie al lavoro delle cellule che lo compongono.
Ritornando al nostro
stroma, per modificarlo dobbiamo prima spostare l’epitelio (LASEK) e
quindi permettere al fascio luminoso di agire sulla superficie.
Se agissimo
direttamente sull’epitelio, il risultato sarebbe transitorio o parziale,
in quanto questo una volta riscresciuto, riavrebbe la stessa forma
preoperatoria.
In questa tecnica di
superficie, ovviamente il risultato definitivo si ottiene quando
l’epitelio è nuovamente cresciuto e la superficie finale è speculare.
Ciò si ottiene in
circa 10 giorni.
Nella LASIK invece si
taglia lo stroma (ad una profondità di circa 1/3 dello spessore) con uno
strumento meccanico dotato di una lama molto affilata, oppure più
recentemente tramite un laser a Femtosecondi.
La particolarità della
LASIK è lo scarso dolore ed il recupero visivo più veloce, motivo che ne
ha decretato il successo soprattutto negli Stati Uniti.
Gli inconvenienti
legati a questa metodica possono essere molto gravi anche se per fortuna
rari.
Il tessuto tagliato
comporta il sezionamento delle terminazioni nervose con una conseguente
iposensibilità dell’occhio. Questo fatto crea una riduzione della
lacrimazione con fenomeni di secchezza a volta gravi che possono durare
anche 2 anni.
Il tessuto tagliato in
realtà non cicatrizza più, per cui la cornea risulterà composta per
tutta la vita da due strati di cui il più esterno chiamato flap,
appoggiato al sottostante.
In caso di un urto
violento airbag , pugno, sfregamento con un corpo estraneo, il flap si
può dislocare.
Una patologia non
ancora spiegata, legata alla presenza del flap, è la cheratite diffusa
interstiziale (DLK), patologia infiammatoria non infettiva che comporta
una diffusa opacità della cornea con gravi conseguenze sulla capacità
visiva.
La presenza dello
spazio virtuale conseguente al taglio, fa si che alcune cellule
epiteliali possano entrare e proliferare, creando astigmatismi
irregolari.
La complicanza invece
meno prevedibile e più tardiva (a volte dopo qualche anno), è l’ectasia
posteriore. Questo è un cedimento strutturale della parte posteriore
della cornea, ed è presente nei casi in cui la foto ablazione è troppo
elevata ed il tessuto rimanente non ha una buona struttura.
Purtroppo sono stati
descritti casi di ectasia posteriore anche per correzioni non elevate,
per cui si ipotizza una predisposizione legata ad una scarsa qualità del
collagene del paziente.
Per ultimo accenniamo
al rischio infettivo. Se un’infezione è sulla superficie della cornea, è
facilmente curabile ed inoltre le lacrime risciacquano e disinfettano
continuamente la superficie stessa, mentre se un’infezione trova la
strada all’interno dello stroma (sotto al flap), le conseguenze possono
essere gravissime per l’occhio stesso.
Per questi motivi
elencati, da oltre 15 anni effettuo solo chirurgia di superficie, un
tempo PRK e dal 1998 LASEK.
Il tempo di recupero
dei pazienti è un po’ più lungo ed il fastidio postoperatorio
sicuramente maggiore, ma in termini di sicurezza non ci sono confronti!
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